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Anima e terra: aforismi e annotazioni
Parole di Heidegger sul nazionalsocialismo dal 1931 al 1938
Franco Livorsi


Com’è noto è in corso la pubblicazione dei Quaderni neri  di Heidegger, ossia dei pensieri filosofici che egli segnò man mano che la sua concezione si sviluppava ulteriormente dal 1930 al 1969 (ma il “Quaderno” relativo al 1930 non è stato trovato). Il filosofo stesso volle che essi costituissero gli ultimi volumi della sua “Opera omnia”, iniziata mentre era in vita. E infatti partono, nell’”Opera omnia”, dal volume novantaduesimo. In Italia a novembre è uscito il “primo”, o primo gruppo, di tali Quaderni, relativo al 1931/1938[1]. Da noi, come dappertutto, l’emergere di talune espressioni antisemite presenti nel volume sul 1939/1942, già uscito in Germania ma non in Italia, ha suscitato anche una forte e demolitrice polemica contro Heidegger, che valuteremo meglio quando conosceremo, pure nella nostra lingua, questo secondo volume. Personalmente, ritengo doveroso, specie per un intellettuale, fidarsi solo dei propri occhi, specie nel formulare valutazioni demolitrici, che non si devono mai dare di seconda mano contro nulla e nessuno, ma solo con la propria testa. Comunque la forte vis polemica mi colpisce, pensando al fatto che la recezione del filosofo, in Francia (con Merleau-Ponty e Sartre), e in Italia (con Pietro Chiodi, e sino a Gianni Vattimo[2]), è avvenuta “da sinistra”. La traduzione di “Essere e tempo” (1927) di Heidegger da noi è infatti comparsa nel 1953, realizzata da Pietro Chiodi, un capo partigiano di “Giustizia e  libertà”, già professore al liceo di Beppe Fenoglio, e importante anche per la scelta partigiana dello scrittore di Alba, come emerge esplicitamente in alcune pagine del grande romanzo di Fenoglio Il partigiano Johnny (1968)[3]. Immagino che la traduzione di Heidegger abbia comportato qualche contatto tra il partigiano Chiodi, autore anche di uno dei più vivi testi della Resistenza[4], e Heidegger, proprio negli anni in cui costui era stato epurato ed escluso dall’insegnamento universitario in Germania in quanto nazista compromessosi col regime hitleriano. Che uno sotto il nazismo fosse stato nazista, in modo più o meno attivo, a meno che non fosse stato un aguzzino nel primo decennio dopo la Liberazione non impressionava nessuno  (neanche un capo partigiano convintissimo, com’era stato Chiodi). Ma col passare dei decenni la sensibilità sui risvolti oscuri delle biografie è cresciuta, anche in modo benefico, nel tentativo di tener sempre viva la memoria dell’orrendo olocausto subito dagli ebrei.

 

Tratti della filosofia di Heidegger

 

   Questo primo volume dei “Quaderni neri” di Heidegger l’ho letto con estrema cura, per capire meglio la filosofia dell’autore: una riflessione teorica incentrata, dall’inizio alla fine, sul problema dell’essere, cioè sulla “prima origine” (in greco “arché”) da cui balzano fuori, e infine sono riassorbiti, come da Natura naturans, o “natura che crea la natura”, tutti gli enti (quale sia la realtà ultima di questo radicale, o matrice, di tutto e tutti., o di questo Nulla creativo, o Vuoto, o Vivente, alias “essere”). Se potessimo “vedere” - ma  per Heidegger possiamo almeno “intra-vedere” - l’origine di tutto, la prima matrice, “l’essere” onnicomprensivo, scopriremmo il senso delle cose e una vita “autentica”, Anche se la verità scoperta su di lui (l’essere) rispetto a noi (come “esser-ci”, esseri umani “nel” mondo) fosse amara al pari della morte, come infatti risultò, in una prima fase, per Heidegger, in “Essere e tempo” (1927). Allora egli vide quello che nell’essere ci annienta: il suo lato tenebroso. Infatti ogni condizione umana, ogni “esserci” – che lì era il punto di partenza - gli sembrò un’esistenza “gettata”, segnata da una continua “dispersione” (“deiezione”) tra “banalità e chiacchiera”: modi di esistere “in-sensati” volti a farci rimuovere il “niente”, l’in-consistenza, il non-essere, o pura contingentia mundi, che ci connota: ossia il nostro morire continuo: il “tempo” che ci fa e - ahinoi - ci disfa secondo dopo secondo (ossia il fatto che il nostro esistere “autentico” è un “essere per la morte”, è una “morte continua”). Non è che semplicemente “moriremo”: moriamo in ogni istante. Quella consapevolezza è, per quel “primo” Heidegger, la cifra stessa dell’”autenticità” esistenziale, che svelandocisi per quello che è ci fa vedere l’impossibilità delle possibilità (“angoscia”); ma ci consente pure di vedere l’essere al di là dell’anonimo “esser-ci”, quantomeno rendendoci non più prigionieri delle scemenze quotidiane. 

   Tuttavia comprenderemmo, tanto più, il senso, l’origine, “l’essere”, anche nella più pura “gioia” di vivere -  ritenne in seguito, dopo la “svolta” del suo pensiero intorno al ’30, e specie dal ’36  in poi - se potessimo rimuovere la rimozione, cioè rimuovere la vita inautentica che tanto ci alletta solitamente. Lo sostenne  nel libro “segreto” “Contributi alla filosofia. Dall’evento[5] del ‘36/38: opera che sarebbe da approfondire per vedere se lo svelamento dell’essere nella storia, di cui lì tra le alre cose si tratta, sia da interpretare - dal punto di vista di Heidegger - in una chiave prevalentemente religiosa o politica, individuale o collettiva. Lì, e di lì in poi, comunque Heidegger ci dice che potremmo accedere ad una condizione naturale estatica, da esseri nell’essere, invece che “staccati da” (ex-sistentes) rispetto ad esso (ossia invece che separati dall’essere in sé e per sé onnicomprensivo). Lo potremmo se - con tutta la nostra angosciante nullità, da esseri che sono “come le foglie”, già al centro di “Essere e tempo” (1927) - potessimo scoprire, e soprattutto appassionatamente sentire - perché per Heidegger, come per Husserl, è pensiero “vero” solo il pensiero empatico,  in cui si perde la differenza tra soggetto e oggetto, e si vive quel che si pensa con “naturale” emozionalità; e non quello astratto, pur utile su un piano strumentale – vedremmo che siamo anche l’albero della vita da cui cadiamo. E nell’istante stesso in cui lo com-prendessimo e sentissimo, appunto con tutto noi stessi, raggiungeremmo un tale stato ek-statico da relativizzare l’annientante male di vivere descritto in “Essere e tempo”. Ci sarebbero pur riusciti – a “essere nell’essere”, vivendo l’angoscia del nulla (di Essere e tempo), ma anche, e insieme, la più pura gioia di vivere, come se tali sentimenti dell’essere fossero due volti complementari del Vivente - uomini già civilissimi, come i greci antichi tra VII e IV secolo a.C. E, in termini non uguali, ma omologhi, e però moderni, lo potremmo fare anche noi se potessimo vedere le cose non già subordinando l’essere all’esistente (ossia antropomorficamente, antropocentricamente, in modo “umano troppo umano” avrebbe detto Nietzsche), ma guardando l’esistente come momento dell’epifania o svelamento dell’essere: in certo modo mettendo sulla testa (sull’essere) quello che è posto – anche in Essere e tempo – sui piedi (sull’esistente “umano”). In tal caso potremmo cominciare a fare un funerale di terza classe ad una civiltà materialistica e tecnologica, fondata sul non-essere, ossia sull’asservimento via via più spaventoso dei viventi al loro uso, o alla condizione di “utilizzabili”.

 

Heidegger e il nazismo secondo Safranski

 

   A questo punto vorrei mettere tra parentesi la filosofia, di cui mi sono or ora studiato di dare solo alcune coordinate essenziali[6], per cogliere solo, nel primo volume dei “Quaderni neri” (dal 1931 al 1938), i brani del filosofo relativi al nazismo (“nazionalsocialismo”). Vorrei citare taluni passaggi  e commentarli, ma solo quanto serva per renderli comprensibili anche al lettore non specialista (tenendo conto del linguaggio, spesso oscuro, di Heidegger). Prima di procedere ulteriormente provo a dire in due parole quale sia stata la “vera” posizione di Heidegger, almeno in queste 700 pagine e relativi anni, in materia di nazionalsocialismo. Mi pare che “per ora” – per i volumi successivi vedremo - esca avvalorata la tesi del suo biografo Rüdiger Safranski, il quale documenta che Heidegger dal 1933 al 1945 è stato nazista: nel 1933 con forte convinzione, scemata via via dalla fine del ’34 e soprattutto dal ’36 in poi. Egli sostiene che Heidegger non fu mai antisemita (io qui direi “non sarebbe mai stato antisemita”), bensì persuaso - dopo la grande crisi del suo Paese e del ’29 - della necessità di un governo autoritario come quello di Hitler. Dapprincipio credé anche - sempre secondo Safranski - che il nazismo fosse una vera rivoluzione politico spirituale, negatrice della “civiltà” tutta basata su una razionalità (per lui pseudorazionalità) strumentale, materialistica e utilitaristica. Tramite le camice brune sarebbe stata in cammino, come già nell’ellenismo arcaico e classico (al cui cuore filosofico ci sarebbero stati i presocratici Eraclito e Parmenide), tutta una civiltà alternativa, fondata sul senso del divino nella natura e nella vita: uno stile individuale e collettivo d’esistenza sincronizzato con natura e vita quali sono nella loro totalità onnicomprensiva e nella loro intima essenza, annichilente e aperta alla pura gioia al tempo stesso (alias sincronizzato “con l’essere”). Ma  ben presto comprese, già verso la fine del ’34, che il nazismo era solo uno dei “competitors” per il dominio mondiale, segnato dalla tipica “volontà di potenza” del nostro mondo, dentro una civiltà “incivile” mondiale, che è tutta nell’essere – e non potrebbe essere altrimenti, perché ci siamo sempre dentro - ma contro l’essere, o contro Natura o antifysis: in cui, per così dire, vediamo (siamo) il diavolo che si morde la coda; ci facciamo continuamente male da soli, e, quel che è peggio, sempre di più. Questa visione di un mondo “civile” in cui di notte tutte le vacche sono nere[7], ossia i contendenti sono della stessa pasta, gli avrebbe impedito - nonostante il suo criticismo crescente - di staccarsi da quel mefistofelico humus già “a caldo”. Ma lo avrebbe fatto dopo il 1945.

 

Parole di Heidegger sul nazismo dal 1931 al 1938

 

   E ora veniamo ad alcuni testi di Heidegger sul nazismo. Le citazioni sono tutte tratte dal primo volume citato dei “Quaderni neri 1931/1938”:

 

“Una volontà del popolo (volklich) che magnificamente si desta sta entrando in una grande oscurità mondiale”[8].

 

(Questo è il primo pensiero. Siamo nel 1931. Si nota sia la percezione del risveglio nazionale, che prelude al nazismo, e sia quella dell’annuncio di tempi oscuri nel contesto internazionale, in cui ciò accade).

 

“La grande esperienza e fortuna (è) che il Führer abbia risvegliato una nuova realtà che mette il nostro pensiero sulla strada giusta e gli conferisce forza d’urto. Altrimenti, con tutta la sua profondità, sarebbe rimasto perduto in se stesso e solo con difficoltà avrebbe trovato il modo di essere efficace. L’esistenza letteraria è giunta alla sua fine.”[9]

 

(Qui la speranza redentiva nel ’33 riposta in Hitler è evidente. Il pensiero dell’essere a misura della storia, senza l’avvento nazista avrebbe trovato più difficoltà ad emergere. La scoperta di una nuova identità “autentica”, a livello collettivo, sarebbe stata molto più difficoltosa se avesse dovuto seguire la sola via dei pensieri. I pensieri “d’essere”, palingenetici,  di cui il filosofo si sentiva lo svelatore, tramite il risveglio politico avrebbero perso il loro carattere “letterario” e avrebbero preso a farsi vita concreta. Qui, nel 1933, siamo in piena fede nazista da neofita. Ma ben presto il giudizio si farà più dubbioso e critico). Infatti nel ’34 nota:

 

“Di qui, naturalmente all’insegna di uno stupido richiamo al Mein Kampf di Hitler, si diffonde nel popolo una ben determinata dottrina della storia e dell’uomo; tale dottrina si può caratterizzare al meglio come materialismo etico; con ciò non si intende però la richiesta del piacere dei sensi e del pieno godimento come suprema legge dell’esserci; certamente no. La caratterizzazione valga come consapevole presa di distanza dal marxismo e dalla sua concezione della storia economica materialistica.”

 

(Il “materialismo etico” nazista, che pure non si dice materialismo, oppone la lotta tra forti e deboli - la legge del più forte, o primato nella lotta per la vita basata sulla “selezione naturale” - al materialismo economico, marxista. Attua la trasposizione della legge di selezione naturale - darwinista e positivista - dalla biologia alla storia. Sarebbe così dal “Mein Kampf” di Hitler. In tal caso vincerebbe sempre chi ha la natura, cioè il “carattere”, più duro).

 

   “Materialismo, nell’espressione sopra citata, significa che il cosiddetto ‘carattere’, il quale di certo non corrisponde a brutalità e fanatismo, e il quale però vale come l’alfa e l’omega, viene appunto posto come una cosa attorno alla quale ruota tutto il resto. ‘Carattere’ può infatti significare   mentalità da borghesucci; o anche capacità di intervento pronta all’impegno, risoluta e sobriamente concentrata sul suo lavoro e su una conoscenza concreta; può anche voler dire: abilità in tutte le macchinazioni che prendono di mira qualcosa e che nascondono il difetto di capacità e la gravità e radicatezza – a tal punto sono manchevoli – del modo di pensare (…).

  Con tutto questo affaccendarsi ampiamente borghese intorno al carattere, che un giorno potrebbe naufragare per via della sua stessa incapacità, si connette ora un torbido biologismo che al materialismo etico fornisce la giusta ‘ideologia’.[10]

 

(Nega che “carattere” possa essere sinonimo di “brutalità e fanatismo”, come evidentemente credevano Hitler e i nazisti più rappresentativi, vedendo in ciò “l’alfa e omega”, ossia il principio e la fine, della loro visione. Così - “infatti” - il “carattere” è degradato ad una qualità da piccoli borghesi, per i quali la capacità di tendere tranelli - “trappole”- diventa virtù pretesa politica. Ma puntare su ciò potrebbe poi risultare fallimentare. [[E infatti alla fine, nell’ora della disfatta, Hitler accuserà i tedeschi di essere stati meno di carattere dei nemici vincitori]. Al discorso individualista - “borghese” - sul carattere, i nazisti univano un “torbido biologismo”, cioè un razzismo a base biologica, basato sul sangue, detto qui “guasta ideologia”, ossia un’ideologia conforme a quello che è qui detto “materialismo etico”, che riduce la lotta ad un conflitto tra forti e deboli di tipo animalesco, con visione non meno materialista di quello dei marxisti, che ponevano una dimensione materiale d’economia, invece che di biologia, al primo posto).[11]

 

 

“9. Dove un popolo pone se stesso come scopo, l’egoismo si diffonde nel colossale, ma non si guadagna nulla quanto ad ambito e a verità – la cecità dell’Essere si salva in un ‘biologismo’ grossolano e desolato, che porta alle maniere forti in parole.

10. Tutto questo è, nel fondamento, non tedesco.”[12]

 

(A proposito del 9 va notato che il motto “Deutscheland über alles” - la Germania sopra tutto - tipicamente pangermanista e ovviamente nazista, è il riferimento del passaggio sul “popolo” che “pone se stesso come scopo”: approccio che dilata massimamente - in misura “colossale” - “l’egoismo”, qui nazionale, che vede l’interesse “proprio” come valore a scapito di tutti gli altri. Con ciò “la cecità dell’essere”, ossia l’opposto della visione dell’essere - onnicomprensiva, multilaterale, eccetera - si afferma, ossia “si salva”, in un “biologismo grossolano”, vale a dire tramite la pretesa superiorità etnica dei tedeschi o ariani in quanto tali. Ciò è detto “grossolano e desolato”, e prepotente, alias dalle “maniere forti”. Si dice pure che tale orientamento è non tedesco “nel fondamento”: direi secondo moduli nietzscheani dei frammenti postumi del 1888 in cui si diceva che il motto “Germania sopra tutto” sarebbe stato “la rovina della Germania”[13]).

 

“Non si cada nell’inganno fondamentale secondo cui con l’intuizione facilmente possibile per chiunque delle condizioni di allevamento biologico del ‘popolo’, si sia colto l’essenziale – laddove è proprio questa maniera di pensare biologica, per sua natura ordinaria e rozza, a impedire la meditazione sulle condizioni fondamentali dell’essere di un popolo. - Il conoscere, per non dire il creare queste condizioni richiede un eccesso del superamento del popolo da parte di se stesso, la liberazione da tutto ciò che è calcolo dell’utile – sia esso valutato in base all’interesse comune o a quello personale. (…) Quanto è falso quel calcolo che anzitutto vuole assicurare la stabilità esteriore per raggiungere l’altro – forse – solo dopo.”[14]

 

(Credere che “l’allevamento biologico”, ossia il curare la purezza razziale, sia il punto centrale - “l’essenziale” - è sbagliato. Infatti è proprio il razzismo  -“questa maniera di pensare biologica” - a impedire di formarsi un’idea - “meditazione” - adeguata di popolo, alias “sulle condizioni fondamentali dell’essere di un popolo”: essere vero popolo che implica volontà di superare se stessi, ossia “superamento del popolo da parte di se stesso”, e superamento della mentalità utilitaristica, o “calcolo dell’utile”, ossia egoistica, sia in riferimento al popolo che ai singoli, alias“all’interesse comune o a quello personale”. Il calcolo per cui il rinnovamento interiore del popolo viene dopo l’affermazione della potenza esterna, o“stabilità esteriore” - ammesso che il rinnovamento dello stile di vita poi arrivi - è falso).

 

“Si sente dire che i tedeschi, da ‘popolo di poeti e pensatori’, siano diventati una ‘nazione di poeti e soldati’. Lo stesso oratore, alcuni anni fa, ha anche abrogato il ‘buon Dio’ dei cristiani in favore di Wotan. Con l’annessione dell’Austria cattolica, però, nei discorsi di questo retore è prontamente riapparso ‘il buon Dio’. (…) Ma perché con tutte queste dichiarazioni non dovrebbe crearsi continuamente della confusone tra i giovani?  

   Ma forse discorsi simili, a seconda delle circostanze, non si prendono nemmeno più sul serio.”[15]

 

 (Il retore di cui si parla era Baldur von Schirach, gerarca nazista di primissimo piano. Viene stigmatizzato il carattere superficiale con cui i nazisti si muovevano in materia di fede religiosa. Da un lato riscoprivano il paganesimo germanico, il dio del vento e della guerra Wotan, ovviamente con riferimento primario, ma non esclusivo, all’”Anello del nibelungo” di Richard Wagner, del 1876 (riscoprivano insomma, con Wotan, neopaganesimo in quanto fede alternativa contrapposta al cristianesimo, come era notato con timore e tremore anche da Carl Gustav Jung nel suo famoso saggio del 1936 ‘Wotan[16]); ma dall’altro, con pari superficialità, potevano tornare al cristianesimo. Il riferimento positivo al cristianesimo dopo l’annessione dell’Austria, di cui von Schirach divenne il gauleiter, è connesso alla forte fede cattolica di quel Paese).

 

Heidegger secondo i nazisti

 

    Nei “Quaderni neri 1931/1938” si polemizza in più punti con tre intellettuali politici molto ascoltati dal regime: Ernst Krieck, Alfred Bäumler e il citato Baldur von Schirach[17]. Ma “loro”, i nazisti intellettualmente più impegnati, che cosa pensavano di Heidegger? E quale sarà l’ultima parola (o quasi) del filosofo sul nazismo? Qui sposto l’attenzione su testi che sono citati tra virgolette nell’importante citata biografia di Safranski  “Heidegger e il suo tempo”.

   Cominciamo da Ernst Krieck, Rettore dell’Università di Francoforte, autore di “Nationalsozialistiche Erzehung” (“L’educazione nazionalsocialista”, 1935), pedagogista principale del regime e nazista di vecchia data, che diede un contributo fondamentale nel contrastare l’accettazione di Heidegger da parte del nazismo e la sua nomina a direttore dell’Accademia di Berlino che avrebbe dovuto dare la linea a tutti i professori universitari tedeschi, consentendo allo stesso Heidegger di assolvere al ruolo di filosofo dello Stato che specie intorno al 1821 in Prussia era stato del grande Hegel.  Heidegger fu in contrasto anche con Alfred Bäumler, filosofo e storico della filosofia, cui si deve l’interpretazione di Nietzsche come filosofo dell’imperialismo e del fascismo, che avrebbe affermato l’idea della volontà di potenza in chiave iperpoliticistica ed enfatizzato il ruolo dei duci nella storia in quanto superuomini. Questo Bäumler fu un autore così importante per i “nazi” che i loro epigoni italiani del tempo presente hanno tradotto ben tre libri in proposito, specie su Nietzsche e il nietzscheanesimo[18]. Va però notato che tale interpretazione in verità è stata “condivisa”, e certo anche di lì mutuata, dal grande marxista Gyorgy Lukàcs in “Distruzione della ragione”, del 1954, e ancora dall’importante e serio filosofo neocomunista Domenico Losurdo in anni recenti[19]. Tali autori semplicemente detestavano e detestano quello che a Bäumler e ai nazisti piaceva. Quest’interpretazione di Nietzsche è però stata ben contraddetta da altri grandi studiosi come Eugen Fink, Gilles Deleuze, Massimo Cacciari e soprattutto Gianni Vattimo (con cui su Nietzsche, visto come filosofo libertario e di ogni spirito che tenda all’infinita liberazione di sé - pur con taluni miasmi, che non mancano mai in nessuno - io concordo totalmente)[20].. Va però notato che la lettura nazifascista di Nietzsche risulta essere stata totalmente respinta da Heidegger, anche nei suoi corsi pubblici su Nietzsche[21]. Su ciò, secondo Safranski, la polemica di Heidegger col nazismo fu esplicita, ex cathedra nonostante il totalitarismo[22]. Del resto questo da quei corsi risulta chiaramente.

  Veniamo, a questo punto, alle valutazioni dei nazisti leader culturali su Heidegger e la sua filosofia. Scrive il citato Krieck nel ’34, nella rivista “Volk im Werden”:

 

“Il tono ideologico di fondo della dottrina di Heidegger è determinato dal concetto di cura e di angoscia, entrambe finalizzate al nulla. Il senso di questa filosofia è un esplicito ateismo e nichilismo metafisico, altrimenti sostenuto nel nostro ambiente da parte dei letterati ebrei, e quindi è un fermento di disgregazione e dissoluzione per il popolo tedesco. In ‘Essere e tempo’ Heidegger fa consapevolmente e intenzionalmente una filosofia del ‘quotidiano’, dove non c’è niente che riguardi il popolo, lo Stato, la razza e tutti i valori della nostra immagine nazionalsocialista del mondo. Se nel discorso di rettorato[23] (…) risuona improvvisamente il tono eroico, questa non è che una forma di adattamento al 1933, in totale contraddizione con l’atteggiamento di fondo di ‘Essere e tempo’ (1927) e di ‘Che cos’è metafisica?’ (1929) e con le dottrine della cura, dell’angoscia e del niente”[24]

 

    Il fuoco di fila fu tale che in occasione della questione della possibile nomina di Heidegger alla testa dell’Accademia di Berlino, nel 1934, il ministero di Alfred Rosenberg, il famigerato autore de “Il mito del XX secolo”, del 1930”[25] (mito che sarebbe stato quello della razza ariana pura risorgente), sentì il bisogno di incaricare un filosofo di fiducia, Erich Jaensch, di approfondire la cosa con specifico rapporto. In tale occasione questo Jaensch scrisse:

 

“Sarebbe in contrasto con la sana ragione se l’istituzione forse più importante per la vita spirituale del prossimo futuro venisse assegnata a uno dei più grandi squinternati e stravaganti solipsisti che abbiamo in tutta la vita universitaria (…). Nominare come massimo educatore delle nostre nuove leve accademiche un uomo il cui pensiero tanto solipsistico quanto confuso, schizoide, e già in parte schizofrenico (noto a tutti), è stato osservato chiaramente sia fra gli studenti, sia qui a Marburgo, eserciterebbe un’influenza devastante sul piano educativo.” [26].

 

   Heidegger era allora nazista, ma i nazisti, guarda caso, non erano heideggeriani. Questo dovrebbe rendere quantomeno più problematiche le valutazioni demolitrici. L’ultimo testo che propongo è una lettera di Heidegger allo studente Hans-Peter Hempel, del 19 settembre 1960. Il giovane l’aveva interrogato a proposito dell’adesione al nazismo:

 

“Questo conflitto rimane insolubile fintanto che Lei, ad esempio, un giorno legge al mattino ‘Il principio di ragione’ e alla sera vede servizi e documentari sugli ultimi anni del regime di Hitler, fintantoché Lei giudica il nazionalsocialismo solo dal punto di vista di oggi e guardando a quanto è venuto chiaramente alla luce un poco alla volta dopo il 1934. All’inizio degli anni ’30 le differenze di classe nel nostro popolo erano diventate insopportabili per tutti i tedeschi che vivevano con senso di responsabilità sociale, e così anche il pesante ostruzionismo economico nei confronti della Germania dovuto al trattato di Versailles. Nel 1932 c’erano sette milioni di disoccupati che vedevano davanti a sé e per le proprie famiglie solo miseria e povertà. Il turbamento dovuto a queste condizioni, che le odierne generazioni non riescono nemmeno a immaginare, arrivò a coinvolgere anche le università.”

 

Riconosceva totalmente di essersi sbagliato, ma aggiungeva:

 

“Simili errori sono già accaduti a figure più grandi: Hegel vide in Napoleone lo spirito del mondo e Hölderlin scorse in lui il principe della festa, cui erano invitati gli dèi e Cristo.”[27]

 

    Come filosofo sapeva di essere stato - anche nella confusione tra dittatori e riformatori - in buona compagnia. Ma si sa che “non è tutto qui”. Il resto ce lo diranno via via tutti i “Quaderni neri” successivi: non solo quello già edito in Germania relativo al 1939/1942, ma quelli sino al 1969.

 

                                                                                                                    franco.livorsi@alice.it

 



[1] L’opera è uscita a cura di P. Trawny in Germania e in traduzione di A. Iadicicco presso la Bompiani, A Milano, nel novembre 2015, pagg. 701.

[2] P. CHIODI, L’esistenzialismo di Heidegger, Taylor, Torino, 1947; L’ultimo Heidegger, ivi, 1952); G. VATTIMO, Essere, storia e linguaggio in Heidegger, Edizioni di “Filosofia”, Torino, 1963; Introduzione a Heidegger, Laterza, Roma-Bari, 1971.

[3] B. FENOGLIO, Il partigiano Johnny, con un saggio di D. Isetta, Einaudi, Torino, 1914 (ma era già comparso ivi nel 1968 a cura di L. Mondo), pp. 22-26.

[4] P. CHIODI, Banditi, Einaudi, Torino,1975

[5] L’opera, edita postuma a a cura di F.-W. Herrmann è, in italiano, anche a cura di F. Volpi, Adelphi, Milano, 2007. E’ molto controversa. E, in vista di nuovi approfondimenti, per ora la interpreto alla maniera di R. SAFRANSKI, in: Heidegger e il suo tempo. Una biografia filosofica (1994), tr. di N. Curcio e a c. di M. Bonola, TEA, Milano, 2001.

[6] Ho invece privilegiato l’approccio filosofico in un altro commento, “La ricerca dell’essere all’ombra del Terzo Reich. Note e riflessioni sui ‘Quaderni neri’ 1931/1938 di Heidegger”, che uscirà presto sul “Ponte”.

[7] R. SAFRANSKI, cit., p. 379.

[8] M. HEIDEGGER, Quaderni neri 1931/1938, cit., n. 1, p. 143.

[9] Ivi, n. 10, p. 146.

[10] Le pagine sin qui citate sono al punto 81, pp. 187/189.

[11] Ivi

[12] Il passaggio fa parte del punto 90, qui p. 306.

[13] F. W. NIETZSCHE, Il Caso Wagner, Crepuscolo degli idoli, L’Anticristo e Scelta dei frammenti postumi 1887-1888, in “Opere complete”, Adelphi, 1970, ma Oscar Mondadori, Milano, 1973.

[14] M. HEIDEGGER, Quaderni neri 1931/1938, cit., Punto 49, pp. 440-443.

[15] E’ il pensiero 163 delle pagg. 671-672.

[16] C. G. JUNG, Wotan (1936), in “Opere”, Bollati Boringhieri, Torino, 1985, vol. 10: 1, pp. 277-292.

[17] M. HEIDEGGER, Quaderni neri 1931-1938, cit., n. 161, pp. 233-234; n. 167, p. 236; p. 169, pp. 237-238; n. 207, p. 257; n. 55, pp. 447-448; n. 163, pp. 671-672.

[18] A. Bäumler, Nietzsche filosofo e politico, Lupa Capitolina, Padova, 1984; L’innocenza del divenire: scritti nietzscheani, Edizioni di Ar, Padova, 2003; Democrazia e nazionalsocialismo: il nuovo ordine dell’Europa  in quanto problema storico filosofico, Lupa Capitolina, Padova, 1984.

[19] G. LUKÀCS, La distruzione della ragione (1954), Einaudi, Torino, 1959.

D. LOSURDO, Nietzsche, il ribelle aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico, Bollati Boringhieri, Torino, 2014 (anticipato da un’edizione simile presso Manifestolibri, Roma, 1997).

[20] E. FINK, La filosofia di Nietzsche (1960), Marsilio, Venezia, 1976.

G. DELEUZE, Nietzsche e la filosofia (1962). Feltrinelli, Milano, 1992.

M. CACCIARI, Krisis. Saggio sulla crisi del pensiero negativo da Nietzsche a Wittgenstein, Feltrinelli, Milano, 1976.

G. VATTIMO, Il soggetto e la maschera. Nietzsche e il problema della liberazione, Bompiani, Milano, 1974; Dialogo con Nietzsche. 1961-2000, Garzanti, Milano, 2000.

[21] M. HEIDEGGER, Nietzsche, a cura di F. Volpi, Adelphi, Milano, 1994.

[22] R. SAFRANSKI, cit., p. 360 e p. 369.

[23] Si tratta del discorso che il 27 maggio 1933 Heidegger pronunciò all’insediamento come Rettore dell’Università di Friburgo. Il testo era da neofita nazista e gli sarà sempre imputato. Ma si veda: M. HEIDEGGER, L’autoaffermazione dell’Università tedesca (1933), a cura di C. Angelino, Il Melangolo, Genova, 1988.

[24] R. SAFRANSKI, cit., p. 326.

[25] Una traduzione parziale è stata realizzata da Alkaest, Genova, 1981.

[26] R. SAFRANSKI, cit., p. 341.

[27] Ivi, pp. 278-279.

31/12/2015 15:05:39
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12.01.2018
Fabrizio Uderzo
L’umanità tutta, che abita la terra e che vediamo malata gravemente, si può curare soltanto con continui impacchi d’amore. Noi, in generale, parliamo molto dell’amore. La parola “amore” , in tutte le sue molteplici accezioni, è un termine abusato a tal punto che se n’è logorato il significato, se ne...
 
31.12.2015
Franco Livorsi
Com’è noto è in corso la pubblicazione dei Quaderni neri di Heidegger, ossia dei pensieri filosofici che egli segnò man mano che la sua concezione si sviluppava ulteriormente dal 1930 al 1969 (ma il “Quaderno” relativo al 1930 non è stato trovato). Il filosofo stesso volle che essi costituissero gli...
13.05.2014
Franco Livorsi
Nei giorni scorsi, tra il 9 e l'11 maggio, ho partecipato, come invitato, al congresso di Roma dell'Associazione Ricerche di Psicologia Analitica, svolgendo una relazione su un aspetto centrale del grande seminario Lo 'Zarathustra' di Nietzsche tenuto da Jung tra il 1934 e il 1939 (Bollati Boringhieri,...
 
13.08.2012
Maria Elettra Maranetto
La metamorfosi ha avuto inizio un sabato mattina ritirando la posta. Accadono così le cose, infilandosi nella normalità come una lisca di pesce nella gengiva: non te ne accorgi e dopo due giorni si forma un ascesso. Sembrava una lettera da cestinare con le altre che intasano le cassette postali, ma...
11.06.2012
Redazione
L'editore alessandrino "Falsopiano" ha recentemente pubblicato il primo numero della rivista "ANIMA e TERRA" (www.animaeterra.it) "psicologia, ecologia, società, immagini del mondo contemporaneo" di cui è direttore il Prof. Franco Livorsi.Nella parte della pubblicazione (di 286 pag.) dedicata ai temi...
 
29.08.2010
Franco Livorsi
Ieri è morto Raimon Panikkar, un grande della spiritualità contemporanea, che gli alessandrini hanno perso l’occasione di conoscere faccia faccia: il che avrebbe costituito un’esperienza indimenticabile per molti tra loro. La fine del teologo e filosofo è arrivata serenamente, quando egli aveva ormai...
28.03.2010
Franco Livorsi
Conosco da tanti anni lavulcanica attività di organizzatrice culturale, di conduttrice digruppoanalisi, di psichiatra e soprattutto di psicologa analitica di WilmaScategni, di cui mi onoro di essere amico e collaboratore. Ma mi si consenta diessere creduto sulla parola se affermo subito che la simpatia...
 
17.03.2010
Franco Livorsi
Vorrei proporre, di seguito, alcune annotazioni e riflessioni sull’opera fondamentale del grande scienziato, biologo e paleontologo, ma anche filosofo-teologo, Teilhard de Chardin Il fenomeno umano, terminata nel 1939 e messa a punto nel 1947, quando l’autore compì un ennesimo e nuovamente vano tentativo...
11.03.2010
Franco Livorsi
In anni ormai lontani come un’altra era geologica, ma intensi intellettualmente, umanamente e politicamente come non mai, tra il 1963 e il 1966 mi capitò di diventare amico di un professore di filosofia cattolico, di Genova, che insegnava nelle medie superiori in Alessandria e che andavo a trovare...
 
18.02.2010
Franco Livorsi
Vorrei proporre alcune annotazioni di lettura su un’opera molto famosa e importante del mondo tardo antico, intesa dal grande esponente del Rinascimento italiano fiorentino del XV secolo, Marsilio Ficino - che la riscoprì e tradusse dal greco e, per la parte che era in tale lingua, la ripropose in latino...
Segnali
Alessandro Gassman e Marco Giallini sul grande schermo ...
Al Teatro Sociale tornano i tanto attesi appuntamenti del Sabato Pomeriggio in Famiglia quest'anno una...
Segnaliamo un articolo comparso sulla rivista economiaepolitica.it in cui si sostiene la tesi che le...
Segnaliamo un interessantissimo articolo di Rosa Canelli e Riccardo Realfonzo sulla crescente disuguaglianza...
Il Forum dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio annuncia che il Gruppo di Lavoro Tecnico-Scientifico...
Segnaliamo un interessantissimo articolo del prof. Felice Roberto Pizzuti docente di Politica Economica...
I MARCHESI DEL MONFERRATO NEL 2018 Si è appena concluso un anno particolarmente intenso di attività,...
Stephen Jay Gould Alessandro Ottaviani Scienza Ediesse 2012 Pag. 216 euro 12​ New York, 10 settembre...
Segnaliamo un interessante articolo comparso sulla rivista online economiaepolitica http://www.economiaepolitica.it/lavoro-e-diritti/diritti/scuola-sanita-e-servizi-pubblici/servizio-sanitario-nazionale-a-prezzo-regionale-il-paradosso-del-ticket/...
Segnaliamo, come contributo alla discussione, un interessante articolo comparso sul sito “Le Scienze.it” Link:...
Il Circolo Culturale “I Marchesi del Monferrato” presenta il suo nuovo progetto per il 2018: le celebrazioni...
Segnaliamo un interessante articolo comparso sulla rivista online economiaepolitica http://www.economiaepolitica.it/politiche-economiche/europa-e-mondo/la-ripresa-e-lo-spettro-dellausterita-competitiva/...
DA OGGI IN RETE 2500 SCHEDE SU LUOGHI, MONUMENTI E PERSONAGGI A conclusione di un intenso lavoro, avviato...
Segnaliamo il libro di Agostino Spataro, collaboratore di Cittàfutura su un argomento sempre di estrema...
Memoria Pietro Ingrao Politica Ediesse 2017 Pag. 225 euro 15 Ha vissuto cent’anni Pietro Ingrao...
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