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Nuovo consiglio di amministrazione delle FS
Nicola Parodi

Si è dimesso il vecchio Consiglio di Amministrazione di Ferrovie dello Stato per contrasti con il Governo sulle modalità della privatizzazione del gruppo FS. I giornali[1] riferiscono che il presidente delle Fs, Marcello Messori proponeva un piano “spezzatino” che prevedeva di iniziare a vendere il patrimonio e una serie di società controllate. Successivamente suddividere Trenitalia, scorporare RFI e quindi mettere in vendita la Holding FS con proventi totali per lo Stato di 10-11 miliardi. L’amministratore delegato Michele Elia seguendo, secondo i giornali, i desiderata del governo proponeva di mettere rapidamente in vendita il 40 per cento delle azioni della holding Fs il che porterebbe nelle casse dello stato circa 4 miliardi.
Sono in linea di principio contrario alle privatizzazioni di tutte le società che gestiscono servizi pubblici. Credo che nulla impedisca ad aziende pubbliche ben amministrate, di essere altrettanto efficienti di aziende private che rispettano allo stesso modo le leggi e le normative specifiche e con l’ottica di rendere il miglior servizio possibile ai cittadini che utilizzano i servizi, compatibilmente con le risorse disponibili.
Non intendo valutare le due diverse proposte e i vari espedienti societari ma cercare di immaginare alcuni effetti prevedibili delle proposte.
Secondo i giornali il professor Messori faceva una serie di proposte fra le quali:

§         vendere il patrimonio immobiliare

A parte la crisi del mercato immobiliare e al fatto che i terreni adiacenti alle ferrovie sono soggetti ai vincoli del DPR 753/80, occorre considerare che se dovessero esserci esigenze future di modifiche o ampliamenti degli impianti ferroviari le aree cedute non saranno mai più disponibili per esigenze di interesse generale. Inoltre chi si insedia vicino agli impianti ferroviari chiede, ad esempio, che vengano rispettate le norme sull’inquinamento acustico causato dalle locomotive in sosta, intentando cause alle FS. Prima di vendere in modo affrettato, un buon amministratore, valuta se conviene disfarsi di un bene che un domani può essere utile/indispensabile ed evita di avere vicino ai propri impianti una fonte di problemi.  

§         vendere le linee di distribuzione elettrica di proprietà di RFI (servono ad alimentare le sottostazioni, da non confondere con quelle da cui captano la corrente le locomotive)

Le FS avevano, prima della nazionalizzazione dell’energia elettrica, la proprietà di centrali idroelettriche, geotermiche e una propria rete di distribuzione per alimentare le linee elettrificate. Le centrali sono state cedute gratuitamente all’ENEL in cambio del diritto perpetuo all’approvvigionamento di energia elettrica a costi equivalenti a quelli di un autoproduttore (questo regime tariffario è stato cancellato dall’attuale governo) La rete di proprietà FS è di circa 7 500 km il cui valore è stato stabilito dall’Autorità per l’energia in 674 milioni di euro. Tralasciando valutazioni di ordine economico, la scelta di vendere le linee di distribuzione di energia non dovrebbe creare particolari problemi.

§         vendere la rete di telecomunicazioni

da sempre le FS hanno avuto proprie linee per le comunicazioni inizialmente telegrafiche (era possibile anche per i privati inviare telegrammi dalle stazioni). Attualmente tutte le località della rete FS e particolari punti lungo i binari sono collegati con linee per telecomunicazioni con cavi in rame, sulle linee principali anche con cavi in fibre ottiche ed una rete di telefonia mobile GSM-R (dove “R” sta per “Railway”, ferrovia; rete interconnessa con le analoghe reti europee, un sistema proprietario che trasmette sulla banda di frequenze nella gamma dei 900 MHz riservata in Europa alle attività ferroviarie). Sulle linee viaggiano non solo dati relativi alla gestione aziendale ma sopratutto informazioni fondamentali relative alla circolazione in tempo reale dei treni, comandi per la gestione a distanza delle stazioni e delle sottostazioni elettriche. Sulla rete GSM-R viaggiano oltre alle comunicazioni fra i vari agenti interessati alla sicurezza della circolazione dei treni anche le chiamate di emergenza. Sulle linee ad alta velocità  gli ordini che consentono al treno di viaggiare vengono continuamente trasmesse dal posto di comando tramite rete a fibre ottiche fino alle antenne GSM-R da cui le informazioni passano al treno in marcia. Penso che nessuna persona dotata di buon senso potrebbe pensare a forzare lo sfruttamento commerciale di una rete di telecomunicazioni con queste caratteristiche; anzi l’Agenzia  Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie dovrebbe occuparsi di eventuali interferenze. Non è nemmeno possibile uno sfruttamento commerciale delle capacità residue del sistema GSM-R (ad esempio alcuni gestori di telefonia mobile in base ad accordi reciproci con FS utilizzano il GSM-R per i collegamenti all’interno delle gallerie)  in quanto la concessione alle FS per gestire la rete è stata data a titolo gratuito ma con il divieto di realizzare profitti.

§          vendita del diritto a gestire gli spazi commerciali presenti nelle stazioni.

già attualmente le principali stazioni ferroviarie sono gestite da Grandi Stazioni e un altro centinaio (fra cui Alessandria) sono gestite da Cento Stazioni. Le società partecipate da privati devono realizzare utili per distribuire dividendi, gli interessi dei viaggiatori vengono dopo. Il risultato non può che essere utilizzare gli spazi più appetibili per le attività commerciali in grado di pagare di più invece che per servizi utili ai viaggiatori.
Se passate nelle stazioni di Genova potete vedere viaggiatori scendere le scale trascinando valigioni per scendere nel sottopasso per informarsi da che binario parte il treno in coincidenza, salvo scoprire che parte dal marciapiede su cui già si trovavano; utilizzare i monitor che già ci sono per dare informazioni ai viaggiatori anziché trasmettere pubblicità danneggia il business.
Anni fa nelle stazioni esistevano le fontanelle dell’acqua potabile, sono state eliminate; non si può più dissetarsi o rinfrescarsi ad una fontanella, occorre comprare l’acqua al bar o presso i distributori automatici aumentando il giro di affari! Tutto è in funzione del profitto; in alcune grandi stazioni esistono solo più servizi igienici a pagamento.

§         trasformare Trenitalia in una subholding con tre controllate (Alta velocità e treni sul mercato; trasporto locale e sovvenzionato; trasporto merci).

le organizzazioni, come gli organismi, sottoposti a pressioni/stimoli esterni, evolvono in direzioni obbligate. Per perseguire il profitto a Trenitalia non resterà che concentrarsi sull’alta velocità e alcuni settori del traffico merci (in cui però sembrano più efficienti le imprese ferroviarie private). Il trasporto locale verrà a poco a poco affidato a società miste con le regioni (esempio Trenord e la newco Trenitalia-GTT) soluzione che sembra molto gradita dai politici regionali. Alla progressiva frammentazione organizzativa corrisponderà quella del percorso dei treni, con il progressivo degrado del livello del servizio che già stiamo sperimentando.
Il governo ha prontamente nominato il nuovo Consiglio di Amministrazione che certamente proseguirà sulla via delle privatizzazioni; con la speranza che qualcuno si ricordi anche della “golden share” visto che nessuno dimentica lo “spoils system”.

Un augurio di buon lavoro al nuovo CdA FS? Non mi sembra il caso visto che comunque proseguirà su una strada sbagliata.

28/11/2015 18:18:45
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