“… il vivere senzaiperconsumo è un di più: la ricchezza consiste non nell’avere di più, manell’aver bisogno di meno.”
Paolo Soleri
Chiacchierando con gli amici architetti (ai quali debbol’opportunità del viaggio in alcune località dell’Arizona) sul fascino e sullestranezze dei luoghi che conoscevo solo grazie alle avventure di Tex Willer, sirifletteva sul fatto che esistono città costruite a misura d’uomo (come icentri storici di alcune nostre belle città), ed altre a misura di automobile. Situataal centro di un paesaggio desertico, ma non per questo privo di fascino, Phoenixappartiene a questa seconda categoria. Divenuta capitale del nuovo statodell’Arizona nel 1912, e a seguito di uno sviluppo tumultuoso negli anni piùrecenti, questa città conta oggi poco più di un milione e seicentomila abitanti(trecentomila in più di Milano, per intenderci), sparsi però su un territorio di1.230 km2 (pari a circa sette volte l’estensione del comune diMilano), con una densità di 1300 abitanti per km2 (un quintorispetto a quella di Milano).
Downtown, il centro di Phoenix, di cui tutto si può diretranne che sia storico, è un manipolo di palazzoni, sedi di uffici pubblici,banche e altri siti di interesse collettivo. Downtown è immerso nella sterminata foresta di abitazioni eattività commerciali che si affacciano su una fitta ragnatela di strade a trecorsie sulle quali scorre il traffico ordinato di quegli enormi pachidermimeccanici che si vedono nei telefilm dei Texas Rangers. Non una carta perterra. Non un mendicante. Seduto su una panchina dei giardini prospicienti OldTown Scottsdale, il quartiere ricostruitoin perfetto stile Western con le auto (di non so quanti ‘cavalli’) parcheggiateal posto dei cavalli veri davanti alle abitazioni in legno, un anzianosuonatore di colore accompagna con la chitarra le sue melanconiche canzoni jazz.
Attraversandoun paesaggio desolato fatto di basse colline cosparse di altissime palme edenormi cactus si raggiunge Taliesin West, già residenza invernale dell’architetto statunitense Frank LloydWright (1867-1959). Taliesin Westè oggi la sede di un museo diarte, ancorché di un’apprezzata scuola di architettura che si rifà a una dellefigure preminenti nel campo dell’architettura di tutti i tempi. L’architetto Wrightè, tra l’altro, il paladino della cosiddetta “architettura organica”, ovvero diquella branca della disciplina che prescrive l’armonia tra la natura e l’uomo.
Manon è di Phoenix che volevo parlare, e tanto meno di Wright, bensì delle“campane che suonano al vento” dell’architetto italiano Paolo Soleri. Torinese,classe 1919, dopo essersi laureato presso il Politecnico nel 1946, Paolo Soleriemigra in America dove frequenta per qualche tempo la scuola di Wright, dellacui filosofia resta affascinato. Forse per seguire il Maestro, si trasferisceanch’egli in un sobborgo di Phoenix, dove tuttora risiede, che in omaggio allasua concezione del vivere frugale Soleri chiamerà Cosanti (dalla fusione di“Cosa” e “Anti”), sito che di recente è stato riconosciuto di interessenazionale. Qualche tempo dopo, nel 1970, dà vita alla Fondazione Cosanti, ilcui scopo è la gestione delle attività che si svolgono all’interno del sito (principalmentela produzione delle Soleri Wind Bells), ma soprattutto la realizzazione di quella “città utopica” nellaquale troverà applicazione la sua filosofia di vita all’insegna del motto:“meno risorse energetiche, meno inquinamento, meno spreco di spazio e dimateriali”. Una volta elaborato il progetto e fatto acquistare dalla Fondazionequalche ettaro di terreno su un altopiano desertico a cento chilometri più anord di Cosanti, lungo l’autostrada che collega Phoenix al Gran Canyon, inizial’avventura di Arcosanti.
Checos’è Arcosanti? è innanzitutto unlaboratorio urbano, in cui trova applicazione l’Arcologia (acronimo diArchitettura ed Ecologia): un vero e proprio “tempio” per gli appassionatidella “decrescita felice”. Laura Della Badia, su Wikipedia, scrive ad esempio chesi tratta di “una forma insediativa (…) basata non solo su considerazionirelative all’uso di energia, allo sfruttamento del territorio,all’ottimizzazione del tempo, ma anche su una consapevolezza dell’abitare e delcreare spazi urbani che si è costruita nei millenni, ma che qui vieneproiettata verso il futuro”. Arcosanti rappresenta pertanto una concezionedell’urbanistica, dello spazio e delle relazioni sociali antitetica rispetto aquella che ha visto crescere e svilupparsi Phoenix, città a misura diautomobile. E’ un vero peccato, quindi, ma al tempo stesso anche altamente significativoche, a quarant’anni dall’inizio della sfida di Soleri, la realizzazione delprogetto originario riguardi appena un’inezia del tutto (il 5%). Come dire, l’utopiaresta, la realtà appena la sfiora.
Progettataper accogliere 5 mila abitanti, e benché sia un centro di attrazione per centinaiadi giovani (e meno giovani) che sognano una città senza auto, Arcosanti èabitata attualmente da un centinaio di residenti che sperimentano di persona“cosa significhi vivere in una città arcologica” [vedasi il sito delle “domandepiù frequenti su Arcosanti”, curato dal coordinatore italiano del progettoMatteo Di Michele (http://www.arcosanti.org/expArcosanti/workshops/faq/italianiFAQ.htlm)].
Apertaal pubblico (sono circa cinquantamila i visitatori di Arcosanti in un anno), inattesa della visita guidata nell’Arcosanti Café, situato al centro di una grandesala a forma di semicupola racchiusa da enormi vetrate, riusciamo a gustare penneai broccoli ben cucinate da una giovane signora romana approdata lì, ciracconta, “per motivi familiari”. Dopo il buffet la nostra guida, che perl’occasione è lo stesso Matteo Di Michele, ci invita ad assistere allaproiezione di un breve filmato illustrativo sulla filosofia di Paolo Soleri, sullanascita di Arcosanti e sulla sua progressiva realizzazione ad opera delle centinaiadi stagisti che ogni anno frequentano i programmi educativi del laboratoriourbano. Tali programmi, denominati i Five Week Workshop si sviluppano su un arco di cinque settimane econsentono di mettere in pratica le tecniche delle costruzioni, dell’agricolturabiologica, della pianificazione urbana, dell’archivistica e dell’architetturadel paesaggio. In altri termini, agli stagisti dei Five Week Workshop è offerta l’opportunità di praticare l’Arcologia.
Altermine delle cinque settimane si diventa “Arcosanti Resident”, una sorta di “socio onorario” della cittàutopica, qualifica che dà diritto a ritornarvi ed esservi accolti, in qualsiasimomento della propria vita. Alcuni stagisti, come la nostra guida, scelgono poidi rimanere nella comunità: laureatosi cinque anni fa in Economia alla Bocconi diMilano, Matteo ha infatti deciso di restare per occuparsi dei problemiamministrativi.
Nelleprime due settimane degli Workshops(ma il soggiorno può essere limitato alla sola prima settimana) vengono fornitele basi teoriche dell’Arcologia mediante incontri e discussioni sulla filosofiadel laboratorio urbano (ai quali partecipa lo stesso architetto Paolo Soleri); l’osservazionee lo studio dell’ambiente naturale; l’esperienza pratica delle attività che sisvolgono nei vari dipartimenti; la visita di Phoenix e dintorni (tra cuiCosanti e altri siti di interesse architettonico, come il centro TaliesinWest di cui si è detto). Nellerestanti tre settimane, infine, si contribuisce con il proprio lavoro manuale allapratica realizzazione del progetto della “città in verticale”, i cui spazi sonomodellati architettonicamente per lasciarsi accarezzare dal vento nella torridaestate e farsi riscaldare dal tepore dei raggi solari nella mitezza dei mesiinvernali. Nei week-end, si è liberi di rilassarsi nei potenti “vortici” dienergia, per chi ci crede, della vicina Sedona (una sorta di Cortina D’Ampezzocontornata da grandi monoliti di rocce rosse che si infiammano al tramonto), oppuredi lasciarsi incantare dalle immense gole del Grand Canyon, o dai magnificiparchi naturali dell’Arizona.
Ele “campane che suonano al vento”? Sono campanelle di ceramica e di bronzo, createda Paolo Soleri, di varie forme artistiche, collegate tra di loro da piccolecordicelle, che penzolano da ogni parte a Cosanti e che decorano le vetrate egli ampi spazi di Arcosanti. Campanelle che la sola forza del vento agita e fasuonare. Prodotte nei laboratori dei due siti (Cosanti e Arcosanti), nellemodalità della ceramica e del bronzo, nonché in due edizioni speciali (le SpecialAssemblies e le Cause Bells, collegate ai vari progetti di valore sociale oambientale), la loro vendita costituisce l’unica fonte di finanziamento dellaboratorio urbano. “Le campane di Soleri - si legge sul citato sito delle FAQdi Arcosanti – godono negli Stati Uniti una certa fama. Agli arizoniani, inparticolare, piace appenderle all’esterno delle loro case vicino alla porta diingresso”.
E’una fortuna, in questo caso, che la tipologia edilizia di Phoenix, fatta dimigliaia di casette unifamiliari con giardino, e la sua estensioneterritoriale, che gradualmente ma costantemente va espandendosi, concorrano,paradossalmente, a mantenere in vita l’utopia.