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Camosci e cannoni
Gian Domenico Zucca

Parrebbe il titolo d’un romanzo d’avventure alpine, e relativo film, se non serie di telefilm, ed invece è una seccatura estrema. E se tale solo fosse, per quanto noiosa, sarebbe ancora poca cosa. Sto parlando dei cannoni in agricoltura. “Cannoni? È una barzelletta? In agricoltura? Che frutti sono? Spinaci che esplodono o…?”. “Beato lui!”, è la mia risposta, chi nulla sa, tace e. Ma entriamo nell’argomento.

Circa trentacinque anni fa, o giù di lì, come dissuasori contro animali e uccelli predatori di raccolto, allora unicamente frumento, meliga, e girasoli quando comparvero i due o tre anni prima di scomparire. E i danneggiatori erano unicamente uccelli, mi riferisco a quelli alati, perché degli altri s’interessano già le donne. Ma come ne venni a conoscenza. Succede che nell’area alessandrina vi erano due grandi agricoltori che si facevano le corna per anticipare l’altro con le primizie dell’agricoltura moderna, e non solo chimica, di cui le loro fattorie primeggiavano in Italia. Sto sparlando della tenuta Aulara e della cascina Rosa, la prima nell’agro alessandrino verso Gamondio, la seconda in gamundiensis agro. Per farla breve un’estate, nei mie quasi quotidiani giri estivi col fedele Patasot, un po’ sul suo seggiolino della mia bicicletta (e non sto scherzando), un po’ a piotte, perlustravo, non solo a scopi ecologici ma anche per svago, le rive dell’Orba, quando sentii un’esplosione: feci un sobbalzo: son tornati i tedeschi? Gli Unni? Per cui mi precipitai nella trincea di prima linea, nella fattispecie oltre l’argine destro dell’Orba. Con gran cautela, da dietro, alzandola testa, non vidi nulla. Però, sui posteriori della Rosa, era un gran campo piatto e rasato che era stato una meliga, nel cui messo giaceva una macchia verdeggiante. Inforcato il fedele cane (aveva sbagliato, nel parapiglia, seggiolino, e s’era seduto sul mio, quello davanti), raggiunsi il luogo del delitto. A terra, ben mimetizzato, era uno strano basso apparecchio verde, con un serbatoio e una specie di imbuto o non so cosa fosse, e poi delle rotelle, un graduometro, delle leve e pulsanti, infine una finestrella: un timer? Ma, non lo so, e prosegui nel giro quanto un’esplosione mi sradicò da terra e ricaddi stordito. Come mi ripresi, guardai la bestia impazzita, l’apparecchio non il cane, ma non l’ammirai oltre in quanto dovetti rincorre il mio cane che cercava una trincea svizzera, per poi tornare e fare il partigiano, uno dei primi come dopo l’8 settembre: il pelo che lo ricopriva dal muso alla punta della coda, per ora deposta tra le gambe posteriori, era già una buona tuta mimetica.

Che fare? Avrebbe detto Lenin. Non sapendo ancora che la battaglia l’aveva vinta per ora quello della Rosa, che poi acquistò, a prezzi di svendita, anche la tenuta Campagna (800 moggia), la Rosa (600 moggia), era della moglie, me ne andai al bar a raccontare l’avventura, comunque a lieto fine, non essendomi nemmeno fatto un graffio, mentre il povero Patasot, che mi diede lo sfratto, aveva perso ben tre peli neri, e due grigi della coda, per lo d’aria spostamento, mentre, per lo spavento, il capo s’era incanutito, e, così pettinato alla moda, non stava nemmeno male. Ma ho perso il filo del, cioè, trambusto. Ah, ecco, ora ricordo: trainato dal folle amico dell’uomo mi precipitai a Castelcazzo per narrare la cosa al bar, ma il vigile comunale mi sconsigliò vivamente, in quanto avevano già approntato la camicia di forza: chi avrebbe mai creduto...!

Ma una la posso raccontare. Un amico del bar, già da anni scomparso, era andato, con altri cacciatori, a vedere l’ordigno, per l’occasione trasformati in momentanei ecologisti: i cannoni anti animali facevano loro fuggire la preda. Ma ritornarono vincitori, ridendo felici e contenti come nelle favole: gli uccelli s’erano abituati e, sentendo il colpo, correvano sul luogo a banchettare. Barzelletta ma fatto reale? Una cornacchia s’era appollaiata sulla testa di un cannone e lì dormiva. Quando il cannone sparava, il vento dello scoppio la sollevava, lei gracidava, sbatteva le ali, le chiudeva, per colpa di Niuton ricadeva, riprendeva il sonno interrotto subito appisolata.

Il secondo a utilizzare il dissuasore non fu quello dell’Aulara, ma un castellazzese con i campi alla cascina Arnione, il quale ne usò uno in prova, scoprendo, con sorpresa, che alla meliga non faceva nulla, mentre impediva di schiudersi alle larve della dorifora: siccome a quelle bastavano gli alambicchi della sua chimica, portò il cannone in Cittadella, dove qualcuno l’ha rubato, forse il padrone della suesposta tenuta in quanto perdente, e quindi rubare ed esporre nella sala degli allori il trofeo di guerra, ma vattelapesca chi lo sa.

Poi i cannoni dissuasori si diffusero da noi moltissimo, più raramente in qualche area della pianura Padana, allora non ancora Seghista, per poi scomparire, sopravvivendo di stenti da noi. Una cosa da aggiungere? Perché quello della rosa sparava in un campo senza nulla? Ma per prova, e lo buttò subito via in quanto inutile, e ciò per non fare brutte figure, a lui, il vincitore!

Fine della storia? Magari! Ultimiamola e giungiamo all’attuale.

Quest’estate, dopo i raccolti, sono ripresi i colpi di cannoni nel castellazzese, specie di notte, quando gli animali dormono. Che cosa feci io per scoprire il mistero? Pedalai notte e giorno per rive e per fossi. Ed ora devo anticipare che, dopo mie infinite proteste, il comune di Castellazzo aveva pescato in internet il regolamento d’un comune emiliano, per cui i cannoni possono sparare solo ogni due minuti, un’ora dopo l’alba e un’ora prima del tramonto. E devo dire che io ho comunque protestato: se i cannoni fossero davvero utili all’agricoltura industriale, sarebbero cannoni dagli Appennini alle Ande, dal Manzanarre al Reno, anche senza filmini, mentre…! Cosa rispose il comune? Niba. Io non conto nemmeno un voto, non andando mai a votare da quando sono nato (salvo una volta che racconterò un’altra volta), mentre ovviamente i trenta voti degli agricoltori contavano più di me, un tempo unico ecologista del paese e zona, assieme a due o tre compagni che mi s’erano accodati, due dei quali persi per strada. Ma allora fate rispettare i regolamenti, intimai! Risposta: chi se li ricorda più?

Giungiamo all’oggi e giungiamo alla fine della storia. Tutt’intorno il paese sono cresciuti sterminati campi d’insalate, sia estive che invernali, e i camosci le brucano. Camosci? In tutta la vita, ed ho fatto almeno 80.000 km in bicicletta da corsa cercando strade appartate lungo i campi e praterie, e almeno 10.00 km in bicicletta normale attraverso praterie e campi, per tacer dei fiumi le ripe, e cosa ho visto? Ho visto solo due camosci, di cui uno ammazzato da un camion, mentre ho visto le impronte del primo camoscio giunto in zona: le ho seguite, ci siamo trovati faccia a faccia, e, stupiti entrambi dall’incontro troppo ravvicinato, fuggi tronando al paese per annunziare la buona novella, dove m’han preso, come sempre, per pazzo.

Ora et semper, in tutto il mondo, i cannoni anti camosci, nemmeno utili per fare pelle scamosciata, sono solo nel castellazzese, una decina in tutto, ma concentrati che, certe notti, pare d’essere a Waterloo.

Niente da fare, nessuno interviene. Che sfare? Avrebbe detto Lenin. Giungiamo così alla conclusione della favola: l’alienazione dell’uomo non ha limiti, e questo almeno dal Sessantotto lo si sa. Ma stavolta i limiti sono stati superati: i camosci di notte dormono, e i colpi di cannoni impedisce loro di nutrirsi, e così facendo, non possono regalare ai campi d’insalata le loro preziose feci ad uso ingrasso. Di giorno i camosci mangerebbero, ed allora perché si spara di notte che dormono? E quindi muoiono e non possono fornire gratis l’ingrasso. Però, unico risultato positivo è che i camosci scampano di più. Com’è possibile questa contraddizione di termini che sconvolse le penti degli epistemologhi medievali? Risposta saputa da uno di loro, sto parlando dei camosci: non nutrendosi più d’insalata piena di veleni, scampano più a lungo, più sani e più contenti, cosa che fa felici anche gli agricoltori!

Prosit.

Il gamondiese Zucca Gian Domenico detto U Stuk.

09/11/2017 13:09:22
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