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Il mondo dei migranti: occasione di confronto e crescita oppure "nuovo inganno"?
Pier Luigi Cavalchini

Una premessa necessaria

Estremamente interessante l’incontro di giovedì 18 giugno presso la Croce Rossa Italiana , promosso dall’Assessorato alla Coesione Sociale di Alessandria, avente per argomento le modalità dell’assistenza agli immigrati in arrivo in Alessandria e provincia. E’ stata un’occasione significativa per conoscere direttamente associazioni e singole persone che, giorno per giorno, si misurano con una realtà incontrovertibile (il grande esodo di cui siamo tutti testimoni ) , con scarsezza di mezzi . molta buona volontà, riferimenti normativi confusi e, nonostante tutto, una buona professionalità messa alla prova 24 ore su 24. Un’occasione ancor più importante perché ci ha permesso di riflettere su un mondo particolare (quello del Volontariato collegato ai grandi flussi internazionali di migranti) che movimenta – a volte – ingenti quantità di denaro.

La Costituzione italiana, all’art.10, garantisce l’asilo a chiunque non veda rispettati, nella Nazione di origine, gli stessi diritti a cui avrebbe accesso in Italia. Nel nostro Paese, però, non c’è una legge quadro a garantire il diritto d’asilo. 

E’  risaputo che una legge organica in qualsiasi materia - ma tanto più in quelle concernenti diritti inviolabili -  è necessaria al fine di fare ordine, di non lasciare vuoti normativi, zone d’ombra che possano – a volte -  essere interpretate discrezionalmente dall’Amministrazione Giudiziaria oppure dagli Enti Locali. Sulla immediata applicabilità del terzo comma dell’ art 10 della Costituzione vi è una giurisprudenza e una discussione “in dottrina” infinita, quello che continua a mancare è un “pacchetto legislativo” semplice e ben strutturato che metta chiarezza e porti tranquillità ad operatori (e migranti).

Tra l’altro è proprio la Costituzione a sancire che “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge” (art. 10 c.3) e dunque si prevede la necessita’ di una legge per rendere concretamente fruibile un diritto comunque inviolabile.

La valutazione delle esigenze di protezione internazionale dei richiedenti asilo è oggi demandata, in via amministrativa, alle Commissioni Territoriali per il Riconoscimento della Protezione Internazionale. Si tratta di Commissioni che non sempre funzionano come dovrebbero e sono spesso in ritardo rispetto al numero di richieste da analizzare, ma non per incuria o per apatia italica, semplicemente per scarsa razionalizzazione delle procedure. Due sono, soprattutto, i momenti di frizione:

·         1) c’è una sproporzione tra il numero delle Commissioni, 30 dopo l’ultimo intervento di ampliamento, e quello delle richieste: solo nei primi 6 mesi del 2014 le domande sono state circa 25 mila, (Rapporto Caritas-Migrantes - Anci);

·         2) la prescrizione di muoversi su tutto il territorio per coprire i vari luoghi di accoglienza (C.A.R.A., Cpsa, Cas e progetti S.P.R.A.R.) e di operare alla presenza di tutti i componenti previsti dalla legge (un funzionario di carriera prefettizia, alla presidenza, un rappresentante di P.S, uno delle autonomie locali, un esponente dell’UNHCR e l’interprete) rallenta ulteriormente la capacità di intervento. Il D.L. 119/2014 (28 ott. 2014), incrementa il numero delle Commissioni e semplifica il loro funzionamento, consentendo a ciascuno dei quattro membri designati di agire autonomamente. E questo potrebbe rappresentare un passo avanti, ma potrebbe anche aprire preoccupanti spazi di discrezionalità, in mancanza di un chiaro quadro legislativo di riferimento.

D’altra parte l’accoglienza,  in Italia, non è mai divenuta un “sistema stabile”. Nonostante un’esperienza ormai più che ventennale in materia di “richieste di asilo”, ci si comporta  come se si fosse - sempre, o quasi - in regime di emergenza. In Italia si è passati dal Piano Nazionale di Emergenza per i Rifugiati  (fallito con l’insostenibile pressione su Lampedusa) agli S.P.R.A.R.  (di cui si tratterà più avanti) fino alle varie forme di centri di accoglienza temporanea, situati in luoghi requisiti ad hoc e dati in gestione a privati, prima sotto il controllo della Protezione Civile (ad es. “Emergenza Nord Africa 2011”) oppure sotto quello delle Prefetture. Un circuito di risorse immenso, in gran parte provenienti dall’Unione Europea, che però non ha mai garantito i percorsi di autonomia ed autosufficienza  graditi ai “richiedenti asilo”.

Recenti inchieste, non solo a Roma, secondo un autorevole testimone “stanno portando alla luce la totale assenza di controllo verso tali strutture. Le Prefetture, in accordo a volte con gli Enti Locali e ascoltando, ma sempre in condizione di totale discrezionalità, associazioni umanitarie, Ong, soggetti del “Terzo settore”, appaltano la gestione degli spazi destinati all’accoglienza, sovente senza neanche un bando o una gara di appalto.”

“I gestori sono tenuti a garantire alcuni servizi (cibo, vestiario, assistenza socio sanitaria, pocket money di 2,5 euro al giorno da dare ai richiedenti asilo, in cambio di 35 euro giornalieri per ogni assistito),  ma non c’ è alcuna verifica sulla qualità del servizio fornito.”  (da un intervento di G. Schiavone al Convegno del 16 maggio scorso tenutosi a Rovereto su “Migranti e interventi umanitari”)

D’altra parte uno dei motivi principali per cui c’è “ritrosia” nel nostro Paese a definire norme certe pur in presenza di Direttive Europee molto precise , sta nel fatto di essere – sostanzialmente -  zona di transito, verso il nord Europa soprattutto. Nel 2014 il numero degli arrivi è stato particolarmente elevato, ma lo scarto tra gli arrivi e le effettive domande di asilo presentate è molto ampio (1 su 18 soltanto ne ha fatto domanda). L’emergenza - come viene raccontata -  è in realtà colpa della politica, perché le domande presentate sarebbero gestibili, ma manca una programmazione realistica e sistematica nelle operazioni. Ne è un esempio l’evoluzione dello S.P.R.A.R (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), che dalla previsione di 1800 posti del 2002 è schizzato a prevedere 20.000 posti nel 2014. E questa accelerazione avviene  nello  scenario allarmante che coinvolge ormai moltissime aree del mondo:  gli arrivi non diminuiranno e l’Unione Europea è tenuta a riformare le politiche di asilo in maniera strutturale (sperando che sia sufficiente il provvedimento “linkato” più sotto).

Vi è tutta una normativa internazionale (non solo europea) sull’accoglienza che ha già definito da anni i punti fondamentali della questione. In sostanza si parte  da un assioma non sempre “agevole” e cioè che le persone che accogliamo rientrano sotto la diretta responsabilità dello Stato; prima di tutto a questa Entità spetta adoperarsi per accrescere la qualità dell’intervento pubblico  all’interno di un più capillare sistema locale (interno) e, più in grande, europeo. 
In assenza di una regolamentazione unitaria, l’Italia ha scelto di adottare un modello complesso strutturato su due livelli paralleli, con luci ed ombre: il sistema dei C.A.R.A. (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo) a livello statale e i programmi locali  definiti “S.P.R.A.R.”, molto diversi per gestione, efficacia, percezione pubblica e tutela dei diritti.
I C.A.R.A. hanno finito per collocarsi principalmente nel Sud dell’ Italia, in strutture precedentemente destinate ad usi diversi dall’accoglienza, in zone isolate che sono presto diventate dei ghetti, alimentando paura e allarme sociale e che l’UNHCR ha chiesto esplicitamente all’Italia di abrogare.
Il sistema  “S.P.R.A.R.”, al contrario, la cui strutturazione ha origini dal mondo del Volontariato (soprattutto friulano), ha avuto maggior successo, tanto da essere apprezzato anche in Europa.
Lo S.P.R.A.R., al maggio 2015,in Italia coinvolge circa 420 Comuni in tutte le Regioni, esclusa la Valle d’Aosta, ma il numero dei programmi è ancora insufficiente e territorialmente squilibrato, oltre ad essere sottoposto al rischio di infiltrazioni che hanno più a cuore l’ammontare economico che ruota attorno al programma piuttosto che la predisposizione di un’accoglienza dignitosa. E, forse, le nostre preoccupazioni dell’esordio riguardavano proprio questi aspetti “grigi”.
Un altro problema è il carattere di volontarietà che per ora caratterizza lo “S.P.R.A.R.”, che ha portato all’innescarsi di meccanismi poco virtuosi per cui si preferisce delegare alle zone limitrofe la predisposizione del programma invece che assumerne la responsabilità. In questa ottica sarebbe interessante capire meglio come va a collocarsi la triangolazione operativa Alessandria – Tortona – Ovada all’interno del panorama piemontese e, perche’ no, di quello adiacente della Liguria.  Si tratta, infatti, sempfre e comunque di interventi “intermedi” che devono essere sopportati in modo equo  e responsabile da tutta una popolazione (meglio se in un’ottica europea e, comunque, con  una gestione oculata delle risorse interne).

Per  diventare un sistema efficace il tutto andrebbe ripensato nell’ottica di un trasferimento di funzioni amministrative ai Comuni per la gestione dei richiedenti asilo, sulla base di una programmazione nazionale, in un quadro che non sia più di libera adesione, delegando così la gestione in via ordinaria agli Enti Locali e lasciando allo Stato solo la primissima accoglienza.
Una gestione strutturata a livello nazionale e locale garantirebbe, oltre ad una maggiore tutela dei diritti delle persone, la possibilità di evitare il rischio  di una eccessiva localizzazione dei flussi nelle zone che, meritoriamente, si sono per prime dotate di uno “S.P.R.A.R.”. Ma si è già visto che, ancora una volta, lo Stato centrale – quando potrebbe, e dovrebbe , servire – latita.

In questo senso è auspicabile e realisticamente probabile una riforma a breve termine, che preveda a livello locale consultazioni pubbliche e valutazioni oggettive per programmare un’accoglienza ordinaria, garantendo la possibilità di accedere continuativamente al programma, senza attendere la presentazione di un bando dal Ministero degli Interni, come adesso avviene ogni tre anni.
Una riforma è necessaria anche per recepire entro il termine imposto del luglio 2015 le nuove direttive europee in materia di asilo (per saperne di più
puoi cliccare QUI).

Progetto: “Servizio di accoglienza ed assistenza di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale”

Tante parole, quelle precedenti, per dare ancora più peso a quanto si sta realizzando qui da noi. Infatti, nell’incontro di giovedì, inizia le comunicazioni l’assessore competente (Pier Mauro Cattaneo) con una presentazione delle associazioni e degli enti presenti, facendo diretto riferimento ai servizi e alle funzioni fornite dagli stessi. Il tono è pacato e tranquillo, di chi è sicuro di aver fatto bene il suo dovere, anche se non mancano riferimenti alle “mancanze di altri” specie a livello regionale e nazionale “che portano ritardi e confusioni quanto mai deleterie in un campo come questo”. Prendono poi la parola i rappresentanti di Protezione Civile e della C.R.I. Anche le loro comunicazioni procedono spedite, soffermandosi il minimo necessario  sulle questioni essenziali :

- i tempi minimi richiesti in caso di “emergenza” da parte della Prefettura o dal Ministero,

- la necessità di coordinamento fra varie realtà che – comunque - pare sia migliorato anche grazie al diretto interessamento  del Comune di Alessandria; infine non è mancato un riferimento alla scarsità di mezzi che costringono tutti gli Enti, nessuno escluso, a dare fondo a proprie riserve non potendoci essere un aiuto – consistente – dall’esterno. Anche se qui, come a tutti coloro i quali si interessano all’argomento, si accende più di una lampadina col solito refrain di sottofondo…”ma allora i soldi dove vanno?”.

Comunque si avanti e sia nell’intervento dell’Assessore all’Integrazione Sociale che in quelli della CR.I. e della Protezione Civile sono riecheggiati più volte toni di critica (anche molto netta) su quello che viene definito “allarmismo” (per esempio in collegamento ai casi di scabbia o di altri elementi infettivi) arrivando fino a negare l’esistenza stessa di una emergenza… Fatto un pochino discutibile e che meriterebbe più di una considerazione. L’emergenza in relazione agli arrivi di persone senza (o quasi) documenti, con problemi di lingua, di inserimento nel tessuto sociale e nel mondo del lavoro, c’è ed è davanti a tutti. Viene fuori in modo ancor più forte in Italia data la sua “realtà sociale indebolita” che porta a reazioni durissime – al limite del razzismo – proprio per esaurimento di “attenuazioni”, di “cuscinetti” di appoggio, già consumati dalle crisi ripetute negli anni.

Si passa infine all’enunciazione delle attività in essere, frutto di “bandi di gara” a cui si è partecipato (e vinto) , che hanno permesso di coordinare interventi ed affinare strategie d’insieme.  Proprio qui abbiamo sentito risuonare direttamente, e dagli stessi interessati, la parola magica “SPRAR” che prima, per noi comuni mortali, aveva poco significato. Il ripasso fatto insieme, e di cui abbiamo dato qualche esempio in apertura di artcolo, ci ha pero’ aperto gli occhi. Chiarezza confermata dai contenuti che riportiamo in originale, con piccoli commenti finali:

….

Progetto: Servizio di accoglienza e assistenza ecc.”

Ente appaltante: Prefettura U.G.T. Alessandria

Durata (originaria) : maggio – dicembre 2015

Presentazione dell’Ente: “L’esperienza dell’I.P.A.B. Soggiorno Borsalino è fondata principalmente su un team organizzato e competente di operatori che, a diverso livello, hanno sempre operato per risolvere in maniera operativa molti e diversificati problemi connessi al disagio diffuso della popolazione, a prescindere da età, sesso e cittadinanza. Questa “mission” istituzionale è oggi una vera e propria vocazione, che si è formalizzata con la recente modifica dello Statuto Organico dell’Ente. Lo Statuto ha assunto e fatta propria fra le funzioni oggetto della “mission” l’assistenza e l’accoglienza di soggetti particolarmente svantaggiati quali sono i cittadini stranieri “migranti”, un fenomeno che l’Amministrazione del Soggiorno Borsalino ritiene costituisca una delle situazioni sociali più complesse da gestire nei prossimi anni.

Un Ente da 155 anni dedicato alla cura ed all’assistenza dei più bisognosi (I.P.A.B. sta per Istituto Pubblico Assistenza e Beneficenza) non può sottrarsi alla responsabilità di assicurare il proprio contributo per offrire soluzioni a tutte le Istituzioni di Governo del territorio.

Il valore aggiunto che si è convinti di poter offrire in tale attività è la capacità, daq un lato, di ricercare e concretizzare soluzioni alternative alle emergenze (si sono gestiti più di 800 arrivi in “prima accoglienza” dal marzo 2014 fino al maggio 2015) dall’altro lato di poter offrire la capacità di costituire, consolidare e rendere operative reti sociali in grado di supportare sia i servizi di accoglienza / assistenza ordinari, sia attività che autonomamente possano costituire opportunità di crescita per gli operatori e per i destinatari dei servizi.

A tal proposito il Soggiorno Borsalino è stato tra i promotori della Rete di Accoglienza Profughi che riunisce gli enti che a vario titolo (Provincia di Alessandria, Comune di Alessandria, Croce Rossa, Protezione Civile, enti del privato sociale) collaborano attivamente n materia di accoglienza e assistenza dei migranti richiedenti asilo giunti sul nostro territorio e che si è dotata di apposito Protocollo.”

L’I.P.A.B. Borsalino ha presentato il progetto di accoglienza e assistenza profughi su tre ambiti territoriali (tre lotti) con la seguente disponibilità di posti per accogliere richiedenti asilo: - totale posti n. 115; - lotto Alessandria con 80 posti (18 alloggi in Alessandria +  3 alloggi ad Oviglio);  - lotto Ovada con 20 posti (3 alloggi); - lotto Tortona con 15 posti (2 alloggi)

Fornire un servizio di accoglienza e assistenza a migranti richiedenti asilo secondo le linee guida dello S.P.R.A.R. (Sistema Protezione Richiedenti Asilo  e Rifugiati), il quale ha come finalità principale la (ri)conquista dell’autonomia individuale dei richiedenti asilo. L’obiettivo è quello di un’accoglienza integrata, che prevede la messa in atto di interventi materiali di base (vitto e alloggio) , contestualmente a servizi svolti a supporto di percorsi di inclusione sociale funzionale a rendere progressivamente autonomi i beneficiari e prevenire il rischio di assistenzialismo.”

“Il progetto prevede l’erogazione dei seguenti servizi: a- mediazione linguistico culturale, b- accoglienza materiale. c- orientamento e accesso ai servizi del territorio, d- formazione e riqualificazione professionale, e- orientamento e accompagnamento all’inserimento lavorativo, f- orientamento e accompagnamento all’inserimento abitativo, g- orientamento e accompagnamento all’inserimento sociale, h- tutela legale.”

“Il progetto impiega una equipe multidisciplinare per un totale di 29 operatori, con differenti competenze, professionalità ed esperienze pregresse, distribuiti sui lotti di Alessandria, Tortona e Ovada: n 1 coordinatrice generale del progetto, n  2 psicologi, n 3 mediatori culturali, n 2 antropologi, n 2 infermieri, n 8 docenti di italiano per stranieri, n 11 operatori socio-educativi

Il tutto corredato da un’ampia ed esaustiva descrizione in dettaglio delle attività educative, di formazione, di accompagnamento al lavoro, di gestione degli spazi per abitazione. Contatti un po’ con tutte le realtà alessandrine operanti sul territorio, ed in particolare con la coop. Coompany, con l’ass. San Benedetto al Porto, con la Caritas alessandrina, con quella di Tortona e Ovada, con la Casa di Quartiere di Via Verona di Alessandria, con la “Casa di Accoglienza” di Tortona, con la “Cooperativa Sociale Agape” di Tortona, con la “A.P.S. La Fenice“ di Tortona, con l’”Associazione Volontari Ambiente” di Tortona, con la “Casa di Carità – Oratorio Votivo” di Ovada.

Da segnalare infine la particolare, e specifica attività dell’associazione di promozione sociale “Cambalache” con progetti destinati all’accoglienza (per esempio con strutture che possono arrivare fino a 34 ospiti in cinque diverse strutture abitative) e con personale qualificato in campo sanitario, dell’accoglienza e dell’integrazione culturale e sociale.

Sempre a merito di quest’ultima associazione una serie di funzioni di supporto di estremo valore quali l’ “orientamento e accompagnamento ai servizi sul territorio , quali Questura, Comune, SSN, CPI, CPIA”, oltre che tutela legale-amministrativa e la mediazione linguistico-culturale.

 Sempre in questo quadro di impegno sul territorio va ricordato, per concludere – questa volta veramente -  il progetto “Bee-my-job” cioè “apicoltura, lavoro mio” con supporto tecnico, avvio all’attività di apicoltore con materiali e formazioni base e medie, sempre e comunque nell’ottica di ottenere una propria collocazione stabile e sicura all’interno del tessuto sociale del nuovo Paese in cui si trovano a vivere.

Un mondo vivo, articolato, che ha saputo fare di debolezze ataviche forze concrete operanti nella dura realtà quotidiana. Un mondo che continueremo a seguire e che merita, per lo meno, una sistemazione adeguata a livello legislativo e di garanzie in termini di lavoro e continuità di impegno.


19/06/2015 16:30:31
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