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Ceva e Monbasiglio
Mombasiglio - Statuti 101-120

De ordioriis inquirendis

Item statutum est quod potestas seu rector teneatur, omni anno, inquirere cum extimatoribus dicti locii Montisbaxili, ordioria, tam pannorum quam tellarum, et ipsa ordioria facere teneri iusta ad menssuram canne Ceve, et que inventa fuerit iniusta solvat bampnum solidorum V.

101. Dei controlli dei filati

Parimenti si dispone che il podestà o il rettore ogni anno faccia controllare da pubblici funzionari di Mombasiglio, gli addetti al commercio di filati, panni e  che gli stessi misurino conformemente alla misurazione della canna cebana e chiunque misuri illegalmente paghi una multa di cinque soldi.

De testricibus et earum salario

Item statutum est quod, si aliqua persona voluerit operari et facere tellam et gausapia vel pannum in Montebaxilio, non possit nec debeat capere pro canna telle de rista nisi denarios VIII, et pro canna telle de stipa denarios VI, et de canna panni denarios VI, et de canna gausapiorum solidos VII, et nihil aliud in quolibet predictorum sub pena solidorum V.

102. Del salario delle tessitrici

Parimenti si dispone che chiunque voglia produrre tela, gausapa o panni in Mombasiglio, non possa percepire per ogni canna di tela  di rafia più di otto denari, per ogni canna di tela di lino più di sei denari, per ogni canna di panno più di sei denari e per ogni canna di gausapa più di sette soldi e null`altro di diverso da quanto già detto, a pena di una multa di cinque soldi.

De cerdonibus

Item statutum est quod cerdones solantes subtelares in Montebaxilio, non possint nec debeant capere de pari subtelarium nisi denarios VI et non plus, et qui contrafecerit solvat bampnum solidorum V pro qualibet vice, et si subtelares quos solaverint se desuerint, quod teneantur illos aptare et suere frustra sub eadem pena, et si solare recussaverint, non possint in toto anno seu solare subtelares in Montebaxilio, sub eadem pena quotiens contrafactum fuerit, et quilibet accusator habeat tertiam partem bampni.

103. Dei ciabattini

Parimenti si dispone che i ciabattini che risuolano i calzari in Mombasiglio non possano percepire per ogni paio  più di sei denari e chi agisca diversamente paghi una multa di cinque soldi come risarcimento e nel caso in cui i calzari risuolati si aprano, sia il ciabattino obbligato a ricucirli gratuitamente, pena la stessa multa e nel caso in cui egli rifiuti di risolarli non possa più risolare calzari per un anno in Mombasiglio, pena la stessa multa per quante volte rifiuta e chiunque sia in grado di accusare abbia diritto ad un terzo della multa.

De molinariis

Item statutum est quod potestas seu rector Montisbaxilio teneatur facere iurare, omni anno, molinarium de molendo unicuique de Montebaxilio vel ibi habitanti, tam pauperi quam diviti, videlicet ad suum locum, exceptis illis qui habent libertatem a dominis, quos dictus molinarius cogere non possit quin molant; et servitium aliquod ab aliqua persona de Montebaxilio vel ibi habitante, servitium dante ocaxione molendi ante suum locum, nullatenus accipere audeat nec capi facere, nisi solummodo molturam consuetam, sub pena et bampno solidorum V, et quilibet possit esse accusator cum iuramento et habeat tertiam partem bampni.

104. Dei mugnai

Parimenti si dispone che il podestà o il rettore di Mombasiglio obblighi ogni anno il mugnaio del mulino ad un giuramento in base al quale si impegni a macinare per chiunque di Mombasiglio o ivi dimorante, sia povero che ricco, naturalmente nel periodo consentito, eccetto coloro cui sia consentito dai signori, ai quali il mugnaio non può impedire di macinare. Nel caso poi di una servitù di qualcuno di Mombasiglio o ivi dimorante, servitù che consenta la macina prima del tempo, non possa pretendere né richiedere nulla ad eccezione della semplice macinatura, a pena e ammenda di cinque soldi e chiunque possa accusare dietro giuramento, abbia diritto ad un terzo della multa.

De clibanario sive forniero

Item statutum est quod fornarius sive clibanarius iuret, antequam intret vel se intromitat de rebus furni, custodire bona fide panem et ligna, nec consentire alicui volenti furare panem vel ligna alicuius, nec pati debeat quod aliquis stultus nuntius det de pane domini cuius est panis alicui persone, nec capiet de sestario panis nisi secundum consuetudinem anthiquam, et si propter eius culpam seu eius negligentiam, panis combureretur et combustus esset, quod restituat omnem dampnum patienti, sub pena solidorum V, et idem bampnum solvat quotiens contrafecerit in aliquo cassuum contentorum in presenti capitulo.

105. Dei fornai e panettieri

Parimenti si dispone che il fornaio o il panettiere giurino, prima di iniziare il lavoro in un forno, di custodire con cura il pane e la legna, di non consentire ad alcuno furti di pane o legna, di non tollerare che qualche messo stolto dia il pane del signore ad altri, né di prendere un sesto del pane, se non secondo la vecchia consuetudine, e nel caso in cui per sua colpa o negligenza il pane risulti bruciato, che paghi il risarcimento del danno, a pena e ammenda di cinque soldi, paghi la stessa multa ogniqualvolta non rispetti le disposizioni del presente capitolo.

De non portando ignem a furno

Item statutum est quod nulla persona portet nec capiat ignem vel prunas a furno sine voluntate fornarii in bannum solidi I, et nullus portet prunas vel ignem discopertum sub eadem pena, et fornarius qui permisserit portari ignem discopertum a furno solvat bampnum solidi I.

106. Del non sottrarre fuoco dal forno

Parimenti si dispone che nessuno porti né prenda legna accesa o braci dal forno senza il consenso del fornaio a pena di un soldo e nessuno trasporti braci o legna rovente senza precauzioni, a pena della stessa multa, ed il fornaio che consenta l`asporto di braci o legna ardente dal forno senza precauzioni, paghi un soldo di multa.

De campariis

Item statutum est quod camparii comunis continue, omni die usque ad sero teneantur et debeant stare ad custodiam camparie extra vila, et non possint stare in vila sine licentia domini in bannum solidorum II pro qualibet vice, et quod teneantur et debeant stare et iacere de nocte extra vila, a kalendis madii usque ad kalendas augusti, ita quod non debeant iacere in tectis circumstantibus vile in bannum solidorum III pro qualibet vice et qualibet nocte. Item quod dicti camparii non possint poni nec eligi in offitio camparia nisi ad victualia promittenda a comuni.

107. Delle guardie campestri

Parimenti si dispone che le guardie campestri comunali debbano da mattina a sera vigilare ininterrottamente sui territori fuori Villa e non possano venire a Villa senza il permesso del signore, pena due soldi di multa, e che siano obbligati a restare a dormire la notte fuori Villa, dal I° maggio fino al I° agosto, cosicché non debbano neppure  dormire sotto le tettoie circostanti Villa a pena di una multa di tre soldi per notte. Parimenti che dette guardie non possano essere elette per nomina comunale, né ricoprire incarichi con competenza in materia agricola e neppure di tutela degli alimenti.

De accusationibus campariorum

Item statutum est quod nullus possit se defendere contra accussam camparii quousque solverit bampnum, et, soluto bampno seu dato pignore banni, si poterit se defendere, camparius solvat bannum periurii, et accusato bampnum restituat in duplo et accussas quas fecerit in se defendendo.

108. Delle accuse delle guardie campestri

Parimenti si dispone che nessuno possa difendersi dalle accuse delle guardie campestri, fino a quando non abbia pagato la multa e, pagatala o dato un pegno per ammenda, nel caso in cui si possa difendere, la guardia campestre paghi la multa per ingiuria restituisca all`accusato il doppio della multa e le spese da lui pagate per difendersi.

De accusationibus factis iniuste

Item statutum est quod, si quis accusaverit aliquem de aliquo dampno, et accusatus poterit se defendere, quod accusator predictus solvat bannum in duplo quod accusatus solvere debebat si se inde non potuisset defendere, et accusator solvat sive restituat expensas quas fecerit accusatus in se defendendo.

109. Delle accuse ingiuste

Parimenti si dispone che chi accusi ingiustamente un altro che sia in grado di presentare una difesa, paghi, qualora non sia stato in grado di difendersi a sua volta, la multa doppia rispetto a quanto avrebbe dovuto l`accusato e restituisca le spese sostenute dall`accusato per difendersi.

De custodibus privatis

Item statutum est quod potestas sive curia cum conscilio X capitulatorum, possint semper, quando eis placebit, mittere guardias privatas bonas et legales personas extra et intra villam Montisbaxili ad inquirendum si quas personas invenirent dampnum dantes seu facientes alicui persone; et accusationes dictarum guardiarum valeant et teneant secundum bampna suprascriptorum et infrascriptorum capitulorum, et quod potestas seu capitulatores non teneantur manifestare nomina custodum privatorum accusato, et hoc inteligatur in dampnis datis in alienis rebus, exceptatis bestiis que non possint accussari per custodes privatos.

110. Delle guardie private

Parimenti si dispone che il podestà o il consiglio comunale con il parere favorevole dei dieci capitolari, possano sempre, qualora piaccia loro, collocare delle guardie private di fiducia ed in modo legale, fuori e dentro la Villa di Mombasiglio, per vigilare se qualcuno arrechi danno ad altri. Le accuse delle guardie valgano e siano tenute in conto secondo le ammende soprascritte nei capitoli precedenti; inoltre  i capitolari o il podestà non rendano noto all`accusato il nome delle guardie e questo si tenga presente per i danni arrecati alle cose altrui, fatta eccezione per gli animali, che non possono essere accusati dalle guardie private.

De beccariis et revenditoribus carnium

Item statutum est quod macellarii, revenditores et revenditrices carnium ad minutum non debeant facere carnes nec eas vendere nisi solummodo ad stantiam Ceve, et illud offitium debeant exercere secundum usanzias, morem et consuetudinem Ceve tantum, sub pena et banno contentis in capitulis Ceve, et quilibet revendes carnes salsatas, oleum, casseum et huiusmodi, et similiter candelas sepi et similia, dictas res revendere debeant ad dictam stantiam Ceve, sub eadem pena, et quilibet possit cum iuramento accussare contrafacientes, et habeat tertiam partem bampni.

111. Dei macellai e dei rivenditori di carne

Parimenti si dispone che i macellai ed i rivenditori di carni al minuto non producano né vendano carne se non secondo gli usi e le consuetudini di Ceva per ciò che concerne tale mestiere, a pena e ammenda contenute nei capitoli di Ceva; chiunque rivendendo carni in salamoia, olio, formaggi o qualcosa di simile, e così candele di sego  e simili, debba rivendere tali articoli alla misura di Ceva, pena la stessa multa; e chiunque possa denunciare chi non rispetti le prescrizioni abbia un terzo dell`ammenda.

De hiis quibus credendum est de dampno dato

Item statutum est quod cuilibet domino et capiti domus bone fame et fide digno credatur cum iuramento suo, usque in solidos V de dampno sibi dato in rebus suis, dicenti cuiusmodi dampnum esset, si facientem dampnum invenerit in dampno suo, dummodo accusam vel querimoniam inde faciat infra X dies post dampnum sibi factum, et si denontiaverit curie de aliquo dampno sibi facto et probaverit per filium vel masnenghum, seu per unum testem fide dignum, quod ei credatur et denontiatio vel accussatio inde facta valeat et teneat, et credatur testibus idoneis, et si dampnum factum esset talle quod inde deberet solvi bampnum a solidos V superius, querimonia et accussa valeat et teneat semper cum idoneis testibus, et credatur testibus idoneis etiam de minori et de maiori quantitate, et semper possit fieri querimonia cum idoneis testibus, et si quis conquereretur de consortibus vel eorum familia, quod accussator sive denontiator, teneatur ostendere locum in quo dampnum datum est bonis hominibus ad hoc electis ut cognoscant cuius esset locus; et de dampnis datis in nocte credatur cuilibet bone fame maiori XX annis usque in solidos XX astenses, et totidem pro emenda, si dominus vel filius vel masnenghus vel alius, fide dignus, maior etate predicta, invenerit facientem dampnum in re sua, et de dampnis datis in die credatur ipsi domino filio vel masnengho vel testi fide digno, ita quod inde solvatur bampnum usque in solidos V, et totidem pro emenda etiam si dampnum esset tale quod inde deberet solvi maius bampnum et emenda si legiptime probatum esset.

112. Del credere a chi denuncia un danno

Parimenti si dispone che  a qualsiasi proprietario o capo famiglia di buona fama e degno di fiducia si creda dietro giuramento qualora sostenga di avere subito un danno inferiore a cinque soldi, se denunci chi gli ha inferto il danno, purché la citazione in giudizio avvenga entro dieci giorni dal fatto; nel caso in cui denunci in tribunale di avere subito un danno, e lo possa provare, tramite un figlio, un servo o un`altra persona degna di fede, che gli si creda e la denuncia e la relativa accusa siano considerate valide e si creda ai testimoni idonei e nel caso in cui il danno sia tale che debba essere risarcito con un`ammenda di più di cinque soldi, la citazione sia ritenuta valida sempre con i testimoni idonei e si creda loro sia minorenni che maggiorenni. Sempre valga una citazione in giudizio con dei testimoni e nel caso in cui uno si lamenti dei soci o della loro servitù, che l`accusatore o il denunciante mostri il luogo in cui è avvenuto il danno  a uomini onesti scelti per questo affinché stabiliscano di chi sia il luogo; riguardo ai danni cagionati di notte, si creda a qualsiasi testimone se  di buona fama ed abbia più di 20 anni, se il danno non superi i 20 soldi di Asti e altrettanti per ammenda, se il signore, un figlio, un servo o altri, degno di fede e sempre maggiorenne, scoprano uno che commetta un danno o dei danni durante il giorno, si creda al signore, al figlio, al servo o al teste in modo che il colpevole paghi una multa fino a cinque soldi ed altrettanto per il  risarcimento, anche nel caso in cui il danno sia tale per cui si dovrebbe pagare di più se la multa ed il risarcimento fossero provati secondo la legge.

De emendis dampnorum

Item statutum est quod de omni dampno dato vel facto in rebus alienis, omnes emende sint ad minus tantum quantum est bampnum, et tantum plus quantum esset bampnum, et quod potestas sive rector teneatur facere solvi omnes dictas emendas, et omnes alias prius quam bampnum solvatur, si inde fuerit requisitus, et quod aliqua persona mom possit nec debeat pettere libellum vel petitionem in scriptis de aliqua emenda alicuius dampni de quo sit accusatus, postquam condempnatus erit de bampno vel solverit bampnum, et si peteret, non audiatur, imo compelatur per rectorem ad ipsam emendam solvendam, et si emenda erit minor bampno, quod curtes seu extimatores vadant ad exstimandum dampnum, et, extimato dampno, referre debeant extimum dicti dampni coram curia seu rectore, et secundum eorum extimationem et relationem condempnetur malefactor, seu qui dampno dederit, ad restituendum et solvendum patienti dampnum, et teneatur rector facere ei dare emendam.

113. Del risarcimento dei danni

Parimenti si dispone che per ogni danno causato a beni altrui tutti i risarcimenti siano almeno tanto quanto il danno subito e tanto di più quanto maggiore sia esso e che il podestà o il rettore obblighino a pagare tali ammende e tutte le altre prima che sia risarcito il danno, se richiesto, e che nessuno possa né debba chiedere un giudizio o fare un ricorso scritto per il risarcimento di un danno del quale sia stato accusato, dopo essere stato condannato ed aver risarcito il danno; nel caso in cui avvenga ciò, non venga in alcun modo ascoltato, anzi gli sia fatto obbligo dal rettore di pagare lo stesso risarcimento e nel caso in cui quest`ultimo fosse inferiore al danno, che uomini di corte od estimatori stimino il danno e, dopo ciò, relazionino ed in base alla loro stima, il malfattore sia condannato a risarcire e pagare alla vittima il danno ed il rettore gli imponga anche il pagamento dell`ammenda.

De dampno dato comuni

Item statutum est quod si quis dederit dampnum comuni sive capiendo lapides factos vel ductos ob aliquod heddifficium faciendum, vel de lapidibus pontis Fontis, vel puteorum aut murorum, solvat bampnum solidorum V, et restituat duplum comuni, et plus si dampnum esset plus quam bampnum.

114. Del danno arrecato a beni del comune

Parimenti si dispone che, nel caso in cui qualcuno danneggi i beni  comuni, sia prendendo delle pietre preparate e trasportate per la costruzione di un edificio o pietre dal ponte della Fonte o da pozzi o muri, paghi un`ammenda di cinque soldi e restituisca il doppio al comune e di più qualora il danno sia superiore all`entità della multa.

De dampnis datis ab extraneis

Item statutum est quod omnes extranei, undecumque sint, de omnibus furtis, homicidiis, percussionibus, maleffitiis, iniuriis dictis et dampnis datis in Montebaxilio vel in finibus, et de omnibus aliis dampnis, solvant et dent bampnum tam secundum iura comunia, quam per capitula et usanzias Montisbaxili, bampnum duplicatum, et emendam quod et quam solverent homines de Montebaxilio.

115. Del danno causato da forestieri

Parimenti si dispone che tutti i forestieri, di qualunque provenienza siano, per tutti i furti, omicidi, percosse, malefatte, ingiurie o danni arrecati in Mombasiglio o nei territori circostanti e per tutti gli altri danni paghino un risarcimento tanto in base alle leggi comuni, quanto attraverso i capitoli e le usanze Mombasigliesi, pari al doppio del danno inferto e così la multa che pagherebbero gli abitanti di Mombasiglio.

De bampnis minorum XIIII annis

Item quod omnes minores XIIII annis sint tantum astricti ad medietatem omnium infrascriptorum et suprascriptorum bampnorum et emendarum contentorum et contentarum in omnibus et singulis suprascriptis et infrascriptis capitulis, si contrafecerint, et ab alia medietate absolvantur, et hoc si bampnum excederet a solidis XX superius.

116. Degli illeciti commessi da minori di anni quattordici

Parimenti si dispone che i minori di quattordici anni che commettano illeciti siano obbligati a pagare la metà della somma di tutti i risarcimenti e le ammende già citati e contenuti nei precedenti capitoli già esaminati e siano dispensati dal pagamento dell`altra metà della somma, salvo il caso in cui il risarcimento superi i venti soldi.

De clausulis manutenendis

Item statutum est quod quilibet debeat tenere suos testos et clausuras suas clausas ubicumque consueti seu consuete sunt teneri clausi et clause, et qui contrafecerit, et inde alicui dampnum aliquod datum fuerit, solvat bampnum solidorum II, et emendet dampnum datum consorti ille cuius erit disclausura, et si per talem disclausuram bestie alicuius intraverint et dampnum dederint in alienis rebus, et de eo accusate fuerint, quod ille cuius fuerit disclaussura, si per eam intraverint, teneatur solvere bampnum quod solvere deberet ille cuius essent bestie et emendam, si scienter, veraciter [constaret] quod per eandem disclausuram intraverint. Clausure vero debent teneri clause usque ad Trincatam, et usque ad tectum Girbaudi Pere, et usque ad Tovetam, et usque ad ortum Henrici Ligie, et usque ad tectum quod fuit Odonis Boneti, et usque ad vadum cluse, et usque ad Bosiam, et deversus viam Castelarii usque ad campum de Otto, et usque ad viam Buulcam sancti Andree, verumtamen a kalendis octobris usque ad kalendas marcii, non teneatur solvere qui contrafecerit nisi denarios VI pro banno.

117. Della manutenzione delle recinzioni

Parimenti si dispone che ognuno debba provvedere a tenere chiusi, come di consuetudine, i propri ripari e le relative recinzioni e chi commetta illecito e da ciò si origini un danno per qualcuno, paghi una multa di due soldi e paghi il risarcimento del danno inferto al vicino il responsabile della mancata chiusura; se poi attraverso tale apertura fossero entrati degli animali ed avessero danneggiato qualcosa, e fossero accusati di ciò, allora si dispone che il responsabile della mancata chiusura che avesse consentito l`ingresso, sia obbligato a pagare una multa quale dovrebbe pagare il proprietario degli animali; inoltre un risarcimento nel caso in cui realmente siano penetrati animali dall`apertura. In effetti tutte le recinzioni devono restare chiuse fino a “Trincata” (forse Trincea) e fino al riparo di  Girbaudo Pere, fino a “Toveta” (forse Twetta)  e fino all`orto di Enrico Ligi e fino al riparo già di Oddone Boneto, fino al passaggio della chiusa e fino a “Bosia” (forse Bovia)  e ritornando alla via della cinta muraria fino al podere di Otto fino alla via della sorgente di S. Andrea  tuttavia dal primo giorno di Ottobre fino al primo di Marzo, chi commetta un illecito paghi solo se superiore a sei denari di risarcimento.

De cavezagnis faciendis

Item statutum est quod qui laboraverit iuxta alienas messes, prata, vineas, legumena et similia, teneantur facere cavezagnas deversus consortem, ita quod non inferat dampnum consorti, et qui contrafecerit solvat bampnum solidi I pro qualibet vice, et tantum pro emenda, et plus si plus esset dampnum.

118. Dell’obbligo di fare le cavedagne

Parimenti si dispone che chi abbia coltivazioni vicino a messi altrui, prati, vigne, orti e simili, sia obbligato a fare delle cavedagne verso il vicino, in modo da non causargli danno e chiunque commetta un illecito paghi una multa di un soldo a titolo di risarcimento ed altrettanto di ammenda e tanto più se maggiore sia il danno.

De non capiendo aliena utensilia boum

Item quod nullus capiat aliena utensilia boum in alienis campis sine licentia illius cuius essent, et qui contrafecerit solvat bampnum solidorum II pro qualibet vice, et totidem pro emenda.

119. Del non prendere finimenti dei buoi altrui

Parimenti si dispone che nessuno prenda altrui finimenti dei buoi nei fondi altrui, senza il consenso del proprietario, e chi commetta illecito sia punito con una multa di due soldi  per ogni illecito ed altrettanto come risarcimento.

De non eundo per alienum

Item quod nullus faciat viam vel iter per alienum pratum, seminatum, vineam, vel ortum in toto anno, si ire poterit per viam publicam, sub pena pro qualibet persona solidi I, et qualibet vice, et tantum pro emenda, et si fuerit cum carrosia, solidorum III et totidem pro emenda, et plus si dampnum esset plus.

120. Del divieto di attraversare terreni altrui

Parimenti si dispone che nessuno attraversi un prato, un terreno seminato  una vigna o un orto altrui durante l`anno, quando esista la possibilità di percorrere la strada pubblica, a pena di un soldo per persona e per ogni volta ed altrettanto come risarcimento; se poi il passaggio avvenisse con un carro paghi tre soldi di multa e altrettanti di risarcimento e di più nel caso di un danno superiore.

 

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