Migliore o peggiore il quadro della politica italiana che si va delineando
a seguito della scissione nel PdL con la creazione della formazione “Nuovo
centro-destra”, guidata dal vice primo-ministro Angelino Alfano? E’ la domanda
che in molti ci poniamo.
Nel contesto della zoppicante democrazia nostrana la
secessione degli alfaniani è un’utilissima chiarificazione: significa l’avvento
di un centro destra che può finalmente porsi fuori dei ricatti berlusconiani. Personalmente
auguro loro il più vivo successo, in quanto possono rappresentare un termine di
confronto per una sinistra che non potrà più pararsi dietro l’antiberlusconismo
come cemento unitario, nonché come alibi – per una parte di essa – atto a contrastare
talune riforme improcrastinabili (giustizia, costituzione, ecc.). Chiarificazione
poi, in particolare, per i cattolici di destra e di centro destra (alias Comunione
e liberazione nelle persone di Formigoni e di Lupi) che si sono finalmente
emancipati da un personaggio ormai non più presentabile per la parte
conservatrice dello stesso mondo cattolico. (E detto tra parentesi, credo che i
sunnominati abbiano tirato un respiro di sollievo a fronte della loro base
elettorale).
Il timore che taluni paventano circa la formazione di un consistente
centro neo-democristiano (Alfano+Casini+ Mauro+ex Margherita), causa non ultima
in passato della mancanza in Italia di una democrazia dell’alternanza (con le
disastrose conseguenze per la moralità dei partiti a tutti note), credo che al
momento non sia realistico, tanto il centro è attualmente frammentato, fino
allo sfascio.
Ma potrà proseguire l’esperienza del governo Letta per i 18
mesi richiesti dallo stesso onde avviare significative riforme, cioè fino a traguardare
il 2015? E’ la fatidica domanda. Dipende a mio avviso dal verificarsi congiunto
di tre condizioni:
a) Che i ministri alfaniani sappiano resistere alle
prevedibili bordate (dalle lusinghe corruttrici ai ricatti col metodo Boffo)
che Berlusconi & Co verosimilmente indirizzeranno loro nell’ipotesi che quelli
prendano o condividano misure di governo ad essi non gradite.
b)
Che il governo Letta-Alfano e la maggioranza che
lo sostiene riescano a portare in porto misure convincenti sul piano
economico-sociale e sul piano delle riforme (a partire dalla giustizia,
province, numero parlamentari, legge elettorale ecc.). Del che è molto da
dubitare, sia per le oggettive difficoltà economico-finanziarie del momento,
sia per lo scarso coraggio mostrato, a partire dal primo ministro, sia infine
per gli ostacoli che i berlusconiani , a fini demagogico-elettoralistici,
frapporranno avendo ormai le mani libere rispetto al governo.
c)
Che il PD accetti di restare col cerino in mano
(come accaduto alla fine del governo Monti) a sostenere un governo comunque inviso
alla sua base elettorale (e a gran parte al Paese), specie se continua a
deludere. Nel qual caso, cioè nel caso che continui a deludere, Renzi ,
probabile vincitore delle primarie PD, avrà buon gioco a dare la spallata
finale al governo, che molti auspicano.
In conclusione, data l’improbabilità che si verifichino le
condizioni b) e c) di cui sopra, c’è poco da scommettere sulla sopravvivenza
del governo Letta. E la cosa peggiore sarebbe che andasse avanti in modo
stentato fino a fine 2014, con l’alibi del semestre europeo presieduto dall’Italia.
Meglio finirla prima, rifatta la legge elettorale.