Storia
Bùrgaria o Bùlgaria?
Giancarlo Patrucco
Mi scrive Sergio Mussi da Borgo Val di Taro, qualche giorno fa, a proposito di una querelle sull’etimo di un contado altomedievale, posto a cavallo del Ticino, nella zona tra Pavia e Milano: Bùrgaria che, come sostiene lui, potrebbe derivare da un toponimo nominato nella forma dialettale `castàgna bùrga` (italianizzato in `Castagna Borca`) che potrebbe significare: Castagna (lat. castanea), = `zona castagnata` ossia `piantata a castagni`, mentre la forma dial. `burga` (it. Borca), deriverebbe dal greco tardo (poi passato nel lat. tardo, attribuendo alla località il significato di `zona castagnata su terreno fangoso` (anche `limaccioso`, `umido`). Nel dialetto del nostro Appennino, i contadini usano ancora l`espressione " burgàar al castàgn" per indicare l`azione che compiono quando tolgono l`involucro e la pellicola interna che avvolgono le castagne per `lessarle` (cuocerle). Da questa espressione ho capito che per l`etimologia del nostro toponimo si può formulare anche una seconda ipotesi che sarebbe questa: Nell`antichità probabilmente si usava dire `burga` a quel tipo di castagne che in altri casi o altre zone, pur essendo vicinissime, venivano denominate `al pladèll` perchè più di altre si prestavano ad essere pelate (allo scopo di farle bollire), in quanto quando escono dal `riccio` (involucro) che le contiene hanno la buccia già spaccata in alcuni punti, quindi più facili da spelare. Ora, sto parlando di castagne, ma per la terra `burgaria`, l`etimo dovrebbe essere quello che ti ho proposto sopra. Ma esiste anche un’altra spiegazione, che Sergio Mussi avversa e di cui mi fornisce la versione curata da Ambrogio Meini: Tra i tanti popoli che, nel corso della storia, si stanziarono nell’attuale Padania, si possono annoverare anche i Bulgari. Questa popolazione, che approdò nelle nostre terre in un periodo precedente alla slavizzazione della Bulgaria, ha lasciato una traccia nella storia lombarda. Nel Medioevo, sorse un’importante unità amministrativa, denominata “Contado di Bulgaria” (o “Burgaria”), il cui territorio era posto a cavallo del Ticino. Oggi, si può arrivare soltanto ad “abbozzare” i confini di questa antica regione, che avrebbe compreso territori appartenenti alle attuali province di Milano, Pavia e Novara. Nel “Contado di Bulgaria” furono inclusi capoluoghi di pieve come Corbetta, Dairago, Trecate e Casorate, insieme a molti territori che dipendevano dalla loro giurisdizione. Secondo alcuni studiosi, anche luoghi non appartenenti al “Contado” sarebbero stati abitati da genti di origine bulgara. Tra questi, Bulgarograsso, Bolgarello e Borgo Vercelli (che, secondo un’interpretazione forse un po’ forzata, si sarebbe anticamente chiamata “Bulgarovercelli”). Le origini dei “Bulgari di Padania” affondano nella leggenda, che interseca la storia di questo popolo con quella dei più noti Longobardi. Prima del passaggio delle Alpi, che li avrebbe portati a stanziarsi nell’attuale Padania e, successivamente, a stabilire ducati anche in Italia, i Winnili (questo era il nome originario dei Longobardi) avevano lasciato la Scandinavia per stabilirsi in Germania. Di qui, gli irrequieti nordici proseguirono in massa il loro viaggio, basando il proprio stile di vita collettiva sul nomadismo e sui continui spostamenti. Durante il loro plurisecolare cammino, i Winnili si incontrarono (e spesso si scontrarono) con molte altre popolazioni, tra cui i romani di stanza in Germania e in Pannonia. Secondo la narrazione di Paolo Diacono, storico longobardo, i Winnili erano venuti a battaglia anche con i Bulgari e, dopo un breve ma violento scontro, li avevano sconfitti. Come altre popolazioni precedentemente battute dai Winnili, i Bulgari si riappacificarono con i guerrieri scandinavi e si unirono a loro, ingrossando le fila della grande comunità in continuo viaggio. Così, quando i Longobardi travolsero l’esercito bizantino e conquistarono gran parte dell’attuale Padania, poterono usufruire del contributo di altri popoli, come gli Svevi, i Sarmati, i Gepidi e, appunto, i Bulgari. Nel 663, in seguito a una sventata incursione di un esercito franco-bizantino in territorio longobardo, re Grimoaldo decise di potenziare la protezione alla capitale Pavia e di militarizzare gran parte del corso del fiume Ticino. Per svolgere questo importante e delicato compito, il sovrano inviò proprio guerrieri bulgari che, in tutta probabilità, riteneva validi, affidabili e adatti a svolgere un simile compito. In questo modo, i Bulgari presero in consegna una regione che partiva dalle rive del Ticino e si estendeva, tra brughiere e piccoli agglomerati, nelle zone circostanti al corso del fiume. Da questo stanziamento di origine militare sarebbe derivata la denominazione di “Bulgaria” o “Burgaria”. Allora: Bùrgaria o Bùlgaria? Quale delle due? Per cercare di capirne di più, mi sono rivolto ad Aldo A. Settia, uno dei più grandi medievisti italiani e il più grande studioso di toponimi. Ecco cosa mi ha risposto il professor Settia in proposito: Il problema, come ben si vede, è più linguistico che storico. Già in passato si è dibattuto fra Giandomenico Serra e Dante Olivieri se i toponimi in parola derivassero dall`etnico Bulgarus o da Burgus; quest`ultimo parere era prevalso, ma da ultimo si è ritornati ai Bulgari (non a caso sostenuti da studiosi di origine bulgara). Che sotto ci possa essere un nome comune non è escluso e fra questi, perché no, anche la burga = castagna o simili, che non mi pare sia stato sinora proposto. Ma andrebbe dimostrato che tale vocabolo circolava ampiamente e da tempo remoto nei luoghi dove si sono affermati i toponimi in discussione. E ora, la parola torna a Sergio Mussi: era già diffusa la burga in quel territorio, nell’VIII secolo?
28/04/2008 12:00:00
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